mercoledì 30 dicembre 2015

15 centimetri di distanza, il mio Buon Anno.

Uno scritto ritrovato per caso che contiene esattamente i miei buoni propositi per augurarmi, a augurare a voi, Buon Anno Che Verrà.


15 centimetri di distanza.

"La vita è una sola e ci obbliga
ad essere solo una cosa,
quella che gli altri
pensano che noi siamo"
A.Tabucchi


All'inizio è sempre e solo la tua storia.
Sei tu che ti guardi allo specchio, occhi, mento, collo, ombelico, cosce, ginocchia, piedi. E tutto sembra funzionare.
Sei tu per forza perché tu è l'unica persona che hai intorno.
Sei tu, un nome e un corpo, che racchiudono cuore, cervello, anima e uno svariato numero di organi interni.
Tu, che pettini le barbie e sfrecci in bicicletta fingendo che sia un cavallo alato, tu, che ogni tanto riesci a farti tirare fuori l'abito da sposa di mamma e ti ci immergi danzando nel pizzo, tu che nella squadra di calcetto sei "la falciatrice", un difensore durissimo, in campo e fuori, tu, che poi metti sempre e solo i pantaloni e non hai mai fatto crescere i capelli.
Fino ad un certo punto il meccanismo complesso che sei riesce a funzionare.
Fino a quando quel magma che ti agita può restare indefinito.
E poi… e poi è tutto un complicarsi degli eventi.
E poi sei ancora tu. Ma il tuo corpo è scoppiato e dissanguato.
E un dio dispettoso o la natura beffarda hanno fatto di te, e te ne accorgi come all'improvviso, qualcosa che non comprendi e che non vuoi: una femmina.
I compagni di squadra ti guardano con sospetto, perché lo sanno che non sei più una di loro, che le manate che erano simbolo dell'amicizia eterna dei bambini da oggi con te sono terra straniera e inaccessibile.
Le tue amiche si addobbano i capelli e scoprono le gambe, ma tu hai i capelli sparati all'insù e due polpacci buoni solo per falciare.
E il tempo passa.
Ora tu sei le tette di una femmina, gli scarponi di un maschio, le lacrime di  una femmina, la ragione di un maschio e cucini da vera femmina, ma non sai fare null'altro, come un maschio.
Spesso ti dicono che sei una che "c'ha le palle". E tu pensi sia vero.
Ti manca solo un pisello.
Un pisello è la distanza fra quello che sei e quello che sogni di essere. Tra l'immagine di te che si riflette nello specchio e quella riflessa nella testa.
Quanto è lungo un pisello? 15 centimetri, in media?
Sono sufficienti per separarti dal mondo?
Poi un giorno guardi tua madre, tua sorella, la tua migliore amica, intente a parlare di cose della vita con dolcezza e rabbia, che sembrano bambole di zucchero e avorio, e ti riconosci in quello scostare i capelli dal viso, nel sorriso, nei denti stretti.
Ed è allora che pensi che c'è una distanza ben più lunga di quei 15 centimetri da percorrere nella vita…

E' la distanza che separa una femmina da una Donna, e aprendo gli occhi, finalmente, allo specchio, scopri -e ti scappa un sorriso- che nonostante tutto il rutilare dei tuoi pensieri, o forse proprio grazie a questo, tu sei sulla buona strada per arrivare alla tua meta.

lunedì 21 dicembre 2015

La bambina quattrocchi e il bambino con gli occhi azzurri

Te lo ricordi il bambino con gli occhi azzurri di cui eri innamorata alle elementari?
Ti ricordi che hai passato anni a sperare in un bacino, prima che arrivasse la compagna più carina, o quella "esotica" e più grande che aveva conquistato il suo cuore.
In quinta avevate fatto una maglietta con le dediche e lui ti ha scritto "alla mia amica quattrocchi panciuta". Poi siete diventati quasi fratelli. Poi lui è diventato il tuo bullo e anche se sono passati anni e ora qualche volta vi incontrate casualmente al supermercato, tu sai bene che nel tuo cuore non lo perdonerai mai.
Ché forse è cominciato tutto lì.
Tu a passargli i compiti, a inventare mille giochi perché lui si divertisse, a scrivere dei suoi occhi...e lui a raccontarti di Giulia.
Ora gli occhiali li metti a volte per vezzo, la pancia ce l'hai ancora e ormai sei quasi convinta vada bene così, e continui a fare l'amica di uomini che ti sciorinano le loro Giulie, o i Giulii, perfino.
Ed è incredibile come, se ci pensi bene, restiamo quei bambini di 6 anni tutta la vita, mettendo in scena per sempre le stesse sceneggiature, cambiando i nomi di qualche personaggio ma quasi mai i ruoli.
Le gelosie per un segreto detto dalla tua migliore amica ad un'altra, le lacrime quando il posto da solista è andato a chi non lo meritava, un bigliettino dove avevi scritto: metti una crocetta su quello che sono per te, e ti era tornato indietro con una bella X su "amica".
Che hai combinato in questi 25 anni, bambola, se non hai nemmeno imparato a fare degli aerei capaci di volare con quei bigliettini?
Aggiungi questo fra i buoni propositi.
Abbraccia quella bambina.
E permettile di diventare grande.



sabato 19 dicembre 2015

Solo de Amor, come dice il poeta.

Sia che tu taccia, taci per amore.Sia che tu parli, parla per amore. Sia che tu corregga, correggi per amore. Sia che tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. Ama e fa ciò che vuoi.

Mi è tornata fra le mani questa poesia di Sant'Agostino che è così perfetta che ho deciso di farne il mio buon proposito per il nuovo anno.
Io che ho sempre addosso una voragine d'Amore, che sono incapace di dimostrare, forse perché a malapena lo so provare, e che sicuramente non sento, o non so vedere.
Ho una missione: tentare di riacciuffare una Vita sospesa che sembra prendere una strada che inizia a divergere in maniera preoccupante. La mia.
E proverò ad armarmi di questo sentimento così sconosciuto, che poi mi vien perfino da ridere mentre lo dico.
In fondo mancano 12 giorni al 2016, insomma, non è il tempo che mi manca.

venerdì 11 dicembre 2015

Wrecking Balls

"Quando penso al passato mi sembra sia stata la vita di un'altra persona".
Mia madre lo ripeteva spesso quando ero piccola e lasciandomi sempre stupita e anche triste. Mi sembrava una frase piena di rassegnazione, come a dire: tanto era un altro, mica io, è roba che non mi appartiene e che spio dal buco di una serratura.
Personalmente ho un rapporto abbastanza vago con il passato, il mio istinto di autoconservazione è così forte che mi spinge a dimenticare quasi tutto, e quello che è stato, le persone che lo hanno popolato, si ammucchiano in un magma indistinto che relego in qualche angolo molto buio e stretto della mia memoria.
Sono basi sulle quali è molto difficile costruire, perché ogni rapporto necessita così di rinnovamento continuo, perché non esiste mai nulla di dato, di scontato, come una sabbia mobile eterna che inghiotte tutto e raramente restituisce un pezzo.
Quindi, in fondo, come sempre, ha ragione la mamma.
Non è sicuramente roba mia, il mio passato e del resto probabilmente io non sono più quella di ieri, mai. O quasi, insomma.
Sono stata costretta a queste riflessioni perché in questi giorni si fanno gli alberi, si scrivono i menù delle feste, si comprano i regali, ed è per me tanto penoso quanto è stato felice un tempo.
Un paio di giorni fa ho visto per la prima volta quel capolavoro che è Edward Mani di Forbice e tra quei fotogrammi ho ritrovato mio padre.
E poi stamattina mi è capitata davanti una vecchia foto del nostro gatto amatissimo.
E ho pensato: cacchio...ho trent'anni e ho così tante cose alle spalle che se ne sono andate per sempre...E sono state così belle che, ne sono certa, non potranno tornare.
Per questo cerco di dimenticare tutto, così potrò accettare di perdere tutto, tanto chi se lo ricorda?
Poi allargo la mia prospettiva...
E mi rendo conto che questo strano oblio dei sentimenti non colpisce solo me.
E' un po' il male della mia poverissima generazione.
Che siamo cresciuti divertendoci così tanto, con la promessa eterna che avremmo avuto tutto e poi ci siamo accorti che correvamo veloci verso la nostra wrecking ball.
Ho ancora qualche amico che timidamente ci prova, compra una casa, fa un bambino, cerca disperatamente di costruire qualcosa che possa restare. E io li ammiro questi stakanovisti d'antan, e mi auguro dal più profondo del cuore che abbiano ragione.
Io mi accontento di accumulare piccole cose, le chiacchiere fino alle cinque del mattino, una cena preparata con amore, le coccole di una piccola gatta dal pelo ispido che gocciola quando fa le fusa, sperando di riuscire a conservarne qualcuna, come quando era Natale ed eravamo in tanti, la risata di mio padre, gli occhi belli di Achille. Che ora mi sembrano la vita di un'altra, che accipicchia se è stata fortunata.

mercoledì 25 novembre 2015

Lo stronzo di turno

...Che poi semplicemente hai continuato a girare ossessivamente il caffè, che di solito lui finisce nel tempo in cui tu a malapena hai aperto una bustina di zucchero, perché il caffè si beve nero e bollente dice lui, mentre tu perdi tempo a leccare la schiuma dal cucchiaino come una bimba al Luna Park.
Sei andata avanti a guardarlo, a coprirti la bocca quando esplodi in una risata eccessiva.
A scegliere abiti che possano piacergli, più classici, più costosi. 
Hai iniziato a truccarti di meno e ricominciato a mettere le perle che odi.
Come per anni hanno fatto le tue amiche con lo stronzo di turno: immaginare i suoi desideri e assecondarli ancor prima che vengano espressi, così che lui nemmeno si accorga del bisogno, non rischi di essere turbato dal pensiero che in quei pomeriggi al sole, in quelle serate che speri non finiscano mai, tu davanti ad un’insalata e lui che divora un pasto luculliano, in quelle notti che tu lo guardi mentre lui semplicemente dorme, tu gli stai donando tutto quello che sei, e non stai tenendo per te nulla.
Inizia così il massacro.
Inizia così quella violenza silenziosa che ti mangia un pezzetto al giorno.
Perché no.
Non sarai mai abbastanza per lo stronzo di turno.
E le amiche te lo dicono che devi fartene una ragione.
Che il problema non sei mai tu, dicono.
Ma loro che ne sanno?
Ognuna ha il suo personale stronzo.
Ma per il tuo, ne sei certa, vale la pena saltare la cena, cambiare opinioni, stare in silenzio, perfino, se necessario.
Ce lo abbiamo scritto nel DNA.
Perché noi rispondiamo con i sorrisi, perché noi sappiamo che si saluta sempre, che si divide la merenda con i compagni.
Ci fregano così, da bambine. Perché fanno così le brave bambine.
E nemmeno la più ambiziosa, la più guerriera, la più indipendente di noi è salva.
Perché se anche lo stronzo non lo fosse poi così tanto, non cambierebbe molto. E' quel tuo moto assoluto e sempre a senso unico verso di lui la tragedia.
Che poi a volte sfocia in una tragedia vera...di quelle con il sangue, con i lividi.
Ma è violenza anche molto prima.
E' violenza ogni volta che tu cedi un po' del tuo terreno e lui lo distrugge.
Ogni tenerezza non ricambiata.
Ogni risata non condivisa.






mercoledì 29 luglio 2015

Birthday Cake.

Le meilleur, c'est un sommeil bien ivre, sur la grève...

(Arthur Rimbaud) 

...ho infornato la mia piccola torta.
Ho mescolato ogni ingrediente con cura.
Ci ho messo una buona dose di solitudine. Quella che mi fa una paura folle e che dovrei imparare.
Una manciata di entusiasmo perduto...che ero andata a cercare fino sulla luna.
I sogni per i quali mi manca il coraggio setacciati con precisione.
L'amore che non sento e che non provo, l'ho montato a neve perché tutto fosse più morbido.
Ho separato con cura la delusione e le aspettative tradite, che vanno amalgamate una dopo l'altra.
Un filo di paura, che dà gusto senza appesantire.
Un pizzico di nostalgia, perché con quella bisogna stare sempre attenti.
La malinconia l'ho spalmata sul fondo.
L'impasto è un po' amaro, e insipido e la puzza di bruciato ha già invaso la stanza.
Ma è la mia piccola torta e io sono orgogliosa di lei.
La mangerò tutta accompagnata da un vino frizzante.
E da domani...facciamo che sia un altro giorno.

venerdì 24 luglio 2015

Maison Margiela Artisanal Review

Necessario è il termine chiave. Questo è John Galliano per la Haute Couture..
Perché di grandi sfilate se ne vedono alcune, di quelle che ci fanno fare grandi cenni del capo, usare aggettivi positivi, scrosciare un bell'applauso finale.
Di sfilate necessarie, invece, se ne vede una a stagione, se si è davvero molto molto fortunati.
Da quando Galliano è tornato a creare, ci sentiamo molto molto fortunati.
Maison Margiela manda in passerella una collezione che dà i nomi alle cose, definisce direzioni, inventa strade nel deserto.
Il Salone d'Onore del Grand Palais è un enorme spazio vuoto dove tutto può accadere. Bisogna fare tabula rasa nella propria immaginazione per specchiarsi nella lunghissima passerella e vedere il futuro.
E l'aria che si respira mentre si aspetta l'arrivo del primo abito della collezione è quello a cui Galliano ci ha abituato: questa meravigliosa sensazione che tutto possa accadere. Che non ci sarà più nulla come prima nella tua enciclopedia estetica.
Galliano governa spazio e tempo: e così una scarpa può sembrare insieme un artefatto dell'età della pietra con un tacco d'acciaio che farebbe invidia ad un robot del prossimo millennio. E su un abito tagliato con il laser indossato da una venere marziana campeggia una pittura da scena di caccia ottocentesca.
E poi il Giappone si fonde con Yves Klein. E Klimt si fascia di vinile nero.
I verdi sono abbaglianti. I blu definitivi. Ma in mezzo c'è tutta una tavolozza che va dagli ori barocchi ai bianchi siderali.
E poi ci sono i materiali: un povero sacco di juta che diventa un'opera d'arte ricamata a mano con motivi da grand bal, piastre d'acciaio, rete, nylon, tagliati e trattati come sete preziose.
E poi arriva lei.
"Madame le Pigeon" l'ha chiamata Galliano. E' una sposa surreale avvolta da nuvole bianche. Incede magnifica, ammicca con lo sguardo e per un attimo sembra di essere tornati ai fasti di Dior. Giusto il tempo di accorgersi che è plastica quella che avvolge il suo strascico e la tradizionale veletta sugli occhi è tatuata sulla pelle.
perché la donna di John Galliano ha visto il futuro. 
E noi con lei.




lunedì 13 luglio 2015

Cronaca della settimana più incredibile della mia vita...

Oggi è lunedì.
Quindi è ufficiale. Sono sopravvissuta alla settimana più incredibile della mia vita.
E' cominciata con un sushi torinese insieme alla Sfinge e al mio Musetto.
Senza troppe scene di panico sono riuscita a comprare una camicetta bianca e una lunga gonna plissé che mi fanno sentire una piccola Regina pronta a tornare alla corte del suo Re.
E sì.
Perché la vostra Cenerentola è stata nuovamente richiesta a Palazzo.
E questa volta a Parigi, durante la settimana della Couture.
Rimando a presto un racconto dettagliato, questa volta non permetterò all'emozione di zittirmi.
Per ora diciamo solo che martedì sono salpata verso Madame Paris.
E che Parigi è sempre una delle cose più belle che possano capitare nella vita di una persona. Soprattutto se ci vai per assistere ad una sfilata di John Galliano e se poi lì ti aspetta uno dei tuoi migliori amici.
Prima c'è Michel, uno splendido medio-orientale che ti fa uno shampoo e una piega da brividi.
Poi passeggi per Saint-Germain e ti senti così diva.
E il Dottore. Che non ci vedevamo da un anno ma è sempre come se ci fossimo lasciati da un minuto. Baci e abbracci, una birra a Montparnasse, e lui che ti dice che sei bella, e ormai questa è l'unica cosa che vuoi sentirti dire.
Una cena très jolie, il vino rosso, le risate...
Mercoledì arrivo al Grand Palais. Soffia un vento caldo.
Faccio le scalinate che mi portano al Salon d'Honneur tenendo la gonna sollevata, come ho visto fare a tutte le principesse dei cartoni.
Il Salon è immenso.
Io mi sento minuscola...un corpo vibrante di gioia purissima.
La sfilata, ma cosa potrei dire? E' la quintessenza della couture che si disvela ai miei piccoli occhi voraci.
Poi, finalmente, quell'anelatissimo incontro...L'uomo più bello e gentile che mi si sia mai parato davanti, il Principe Azzurro vero. Alexis, styilist visionario, compagno di vita e di arte di John Galliano, che mi scorta nel backstage della sfilata, laddove nemmeno nei sogni più arditi si osa immaginare di andare. E ancora baci e abbracci e tenersi le mani come vecchi amici.
Non ho nemmeno tempo di darmi un pizzicotto per svegliarmi ed eccomi sotto la Tour. Ancora con il Dottore, un sushi veloce e la Fondation Yves Saint Laurent.
Poi, per decantare, una passeggiata in mezzo a De Chirico, Modigliani e Matisse parlando di cinema e futuro.
Giovedì si torna a casa. Dopo aver visto una mostra che raccoglie tutta la meraviglia che ha donato al mondo Jean Paul Gaultier.
Venerdì mi trovo al cospetto di Caetano Veloso e Gilberto Gil. Un concerto meraviglioso e dolcissimo, due leggende davanti agli occhi e così tanto amore intorno...
Lacrime di samba e su tutto quel momento incredibile quanto Veloso intona Terra! mentre Gil suona con gli occhi chiusi. E tu te ne stai lì così pieno di gratitudine verso il Creato...
E Sabato eccoci a Lucca.
Dopo così tanti anni di attesa, Sir Elton John.
E tu che fino a poco prima ti eri chiesta se non rischiasse di essere vero che troppe emozioni rendono insensibile ti trovi a piangere disperatamente perché ci sono momenti in cui tutto sembra davvero perfetto...il pianoforte, la sua voce potente, la notte, così tanta Bellezza.

Ho scritto questo post perché io sono il tipo di persona alla quale succede abbastanza spesso di pensare di essere completamente sbagliata.
Di fermarsi e dire: io non ce la posso fare a vivere una vita così difficile, per la quale non sono attrezzata e per di più senza mio padre, l'unico uomo che abbia mai amato.
Ce ne sono a fiumi di giorni così.
Ma poi arrivano anche altri giorni.
I giorni dei sogni che diventano realtà grazie al tuo lavoro d'Amore costante.
I giorni in cui sai che non c'è un posto migliore nell'universo che la Tua Vita, qui e ora.
I giorni in cui la Musica ti riempie l'anima così forte.
E poi male che vada...avremo sempre Parigi.





venerdì 26 giugno 2015

Bad Poetry

E io lo so che è una cosa tutta nostra.
E' la fatica che facciamo ogni mattina. Aprire gli occhi e provare a crederci.
Che c'è una strada, stretta, piena di rovi e sassi. Lontana anni luce da quelle dove gli altri camminano sempre sicuri.
Noi invece inciampiamo ogni tre passi.
Io, avvinghiata con le unghie al fumo del futuro.
Tu, che trascini il passato ad ogni fiato.
Però fin qui siamo stati quasi bravi.
Volevo dirtelo, oggi che sono circa 350 giorni che le nostre vite si sono appiccicate, tu che mangiavi i plin e io la solita insalata.
Oggi che una manciata di brutti sogni ci tiene così lontani.
Oggi che tu sorridi e io non mi sono truccata.







mercoledì 17 giugno 2015

Giugno...

E' un Giugno tutto sfilacciato, folle di pezzi che si perdono per strada.
Un Giugno caldo e pieno di pioggia, che un mattino è odore di crema solare, una sera Novembre.
Giugno che coltiva nel ventre semi sterili e venti di rinascita.
Non ho mai portato addosso il peso del domani, e poi vai a sapere se il problema è mio o della mia generazione.
Che abbiamo perso e su questo non ci piove.
Ma perdere è lo stemma di una bandiera che ci gonfia i petti di un orgoglio marcio.
Che poi domani è sempre un altro giorno. E' del dopodomani che non abbiamo alcuna cognizione.
Eppure altrimenti noi non siamo programmati a vivere.
Ci battezza l'alba e seppellisce il tramonto.
Bateaux à l'hasard maledetti, morti di vita, vivi di morte.
Ma così folli e forti insieme che la nostra ombra sola basta a spaventare il buio.




venerdì 12 giugno 2015

Di matrimoni e separazioni...

Non ho una grande stima dell'istituzione del matrimonio.
Non ho mai pensato che lo Stato potesse o tantomeno dovesse obbligarmi a promettere cose.
Ancora meno credo che il mio Dio, figlio illegittimo, che viveva con un manipolo di uomini e una prostituta, possa trarre qualche tipo di giovamento dal fatto che io mi presenti davanti a lui a dire un "per sempre" di cui, tra l'altro, non sono minimamente padrona.
Non ci credo, non è una cosa che rientra nel mio modo di vedere le cose, it's not my cup of tea.

Eppure amo follemente i matrimoni.
E quando vedo qualcuno che ci crede, che gli dà un valore, che si prepara e sogna quel giorno, comunque mi commuovo.
Il matrimonio è per prima cosa un diritto. Il diritto di celebrare il proprio Amore in un modo magari antico, trito e ritrito, inutilmente costoso...ma comunque universalmente riconosciuto come tale.
Non c'è certo bisogno di un matrimonio per fare una famiglia, ma un matrimonio può essere un grande regalo che si fa se stessi e alla propria idea di famiglia.
Abbiamo bisogno di riti, che siano una messa in cattedrale o una cerimonia hippy su un fiume.

Allora vorrei capire come si fa ad arrogarsi il diritto di decidere chi si può sposare e chi no.
Ma chi può permetterselo?
Né uno stato, né una Chiesa, né qualsiasi libero cittadino.
Il matrimonio è un diritto basato sull'Amore. E in quanto tale è un diritto di chiunque sia ritenuto capace di intendere e di volere.

Scrivo questo post perché sto leggendo cose stranissime...tipo gente che vorrebbe separarsi se lo Stato riconoscesse diritti a coppie dello stesso sesso.
Sono una persona assai fortunata. Io non ho mai incontrato nessuno che osasse sostenere posizioni del genere guardandomi in faccia.
Penso che dall'alto del mio pacifismo potrei rispondere solo con un cartone ben assestato, nella speranza che la segatura che riempie le teste di questi burattini si ridistribuisse in maniera più consona.

Chiunque pensi che per formare un matrimonio e una famiglia ci voglia qualunque altra cosa che non sia l'Amore dovrebbe essere separato d'ufficio.
Subito.
Perchè sono proprio quelli che infangano il nome di questa istituzione.
Con le loro famiglie di facciata, il maschilismo che ha distrutto la Terra, le merendine Mulino Bianco, con le bugie di cui sono infarciti, loro che magari si sono sposati per fare felice la mamma.
Ma come osate chiamare queste "famiglie" basate soltanto sulla differenza di organi riproduttivi?
Se avete paura degli altri, cosa insegnate ai vostri figli se non tutte le lettere maiuscole della parola ODIO?
Vergogna.
E ancora peggio perché spesso andate a proclamare questa montagna di merda nel nome del mio stesso Dio.
Che abbia pietà della vostra ignoranza.


Scusate i toni.
Ci sono cose che i fanno ribollire il sangue.
Amen.

venerdì 29 maggio 2015

Rolling...

E' che mi mancano un sacco di cose.
Mi manca quasi qualsiasi cosa sia passata...
la radio perennemente accesa di mio padre, la pizza del sabato sera, quelle risate che facevamo tutti insieme, quando sapevi che il domani sarebbe stato un tempo lunghissimo.
E' che quando non capisci il presente e non hai grande interesse nel futuro il tuo collo si salda girato all'indietro...e resti così.
Abbiamo avuto anni così poco generosi.
Che stai seduto in mezzo al nulla, e oggi c'è perfino il vento, e sgrani tutte le ore in ordine sparso e la domanda che ti martella il cervello è sempre: quando ho cominciato a perdere i pezzi?
E ora dove sono finiti?
Quando il mio sorriso è diventato un ghigno? Quando è che la faccia ha iniziato a creparsi, i denti a serrarsi, le pupille a perdere colore?
Ad un certo punto non è più arrivata l'estate.
Hanno accusato i soliti noti, gli spray, lo smog...Ma tu lo sapevi che tanto era un problema solo tuo.
Che con altri occhi avresti visto il sole, con un'altra pelle avresti sentito caldo, se avessi avuto voglia di cercarle da qualche parte avresti scovato le ciliege.
Continuiamo a fare l'unica cosa che sappiamo fare: mettere le ore in fila una all'altra, perché nessuno sa gioire come noi di cose inutili, minuscole e fragilissime ed è così inabile a costruire.

lunedì 23 marzo 2015

Acoustic version

E toglierò questo perenne assedio dalle tue mura.
Io non sono mai stata scaltra con le armi.
A che serve restare a guardare con tutte quelle lame fra le mani, che sanguinano quando sbaglio la mira.
Cassandra maledetta.
Che canti il requiem dei tuoi amori non appena li sfiori con il fiato.
Quelli come noi non sanno fare altro che mettere i giorni in fila. Ché inabili siamo a quasi tutto il resto.
Ti ho mai detto che a volte cammino con gli occhi chiusi nei luoghi affollati?
Seguo una strada dritta davanti a me, sento il rumore di chi mi sfiora, e non ho paura.
Era quasi notte.
Noi cercavamo AlexanderPlatz fra la pioggia.
Ricordo di essere stata felice nonostante il cellophane sul sedile del taxi.




mercoledì 11 marzo 2015

Sono stata innamorata per alcuni giorni...

Sono stata innamorata  per alcuni giorni di un essere umano.
Quindi ora penso di sapere tutto quello che c'è da sapere sull'Amore.
E siccome amo l'umanità penso che sia importante condividere le mie assiomatiche considerazioni.

- L'Amore è una cosa piuttosto meravigliosa nelle prime ore: le farfalle nella pancia non ti fanno mangiare e così dimagrisci. Ingaggi gare di abilità con te stessa per essere più bella che puoi. E così sei davvero più bella. E puoi guardare film brutti e non arrabbiarti troppo. E arrivare a pensare che il mondo sia un posto migliore.
Questo è quel che di positivo ho evinto dall'Amore.
Poi c'è tutto il resto.
- L'Amore fa traballare qualsiasi sicurezza avessi acquisito in non importa quanti anni di vita. Basta uno sguardo o una parola non detta e improvvisamente tutti i fantasmi che tenevi serrati tornano a fare ciao ciao più scaltri di Houdini.
- L'Amore ti fa sentire ancora più grassa perché improvvisamente diventa così importante che ti entri quel vestito o quella giacca, che ovviamente non sei nemmeno certa ti piacciano, anzi, non hai mai nemmeno portato quel colore, ma, tant'è.
- L'Amore ti fa litigare con quasi tutte le persone davvero importanti, perché ovviamente loro non ne sanno nulla davvero e tu hai improvvisamente così poca voglia di ascoltarle quando potresti semplicemente passare le tue ore nella contemplazione del tuo Amore.
- L'Amore ti fa lavorare poco e male perché improvvisamente il tuo cervello si riempie di elio come un palloncino dalla faccia carina, pronto a volare via al primo alito di vento. E nel caso tu sia un Artista le cose peggiorano esponenzialmente perché il tuo Amore diventa l'unico destinatario della tua arte, e vattelapesca.
- L'Amore non ti fa dormire oppure riempie il tuo sonno di sogni banali.
Inoltre è d'uopo aggiungere che gli (scarsi) effetti positivi sopra decritti durano meno di un riccio in mezzo alla strada mentre il resto ti resta appiccicato come chewing-gum sotto le scarpe.
Insomma...
L'Amore non fa per quelli come me che amano in modo esagerato, che stanno sempre in bilico su un'arguta follia, che sono abituati a fare sogni immensi e che si annoiano molto più in fretta di un cucciolo di gatto.
Che poi di solito ci si innamora quasi sempre chi nella migliore delle ipotesi non si accorge nemmeno di se stesso e nella peggiore gioca a lanciare i coltelli contro il tuo Amore.

Quindi basta, io mi ritiro fino a che ho ancora i soldi per prendere il taxi.
Torno ad amare i gatti, l'Arte e John Galliano, credo di sentirmi più a mio agio.







martedì 3 marzo 2015

Ode al webmaster...

Ehm...
Devo scrivere un post necessario.
Questo blog fa schifo.
Esteticamente, intendo.
E non è giusto che un blog così contenutisticamente follemente pazzesco stia in una cornice così ingiusta.
E' solo che io e il mio webmaster ci siamo tanto odiati in passato.
Una brutta storia di donne. Amavamo la stessa.
Ora però in teoria siamo quasi amici. Non amiamo più nessuno.
Abbiamo mangiato del ramen da urlo in una notte londinese insieme e...insomma, le cose parevano funzionare.
Quindi spero che presto si esca da questo imbarazzante impasse, amato webmaster, e si restauri questa mia magione virtuale...metteremo qualche stucco qua e là, ori e amenità, che dici?

P.S.
E' che proprio oggi ho invitato alcune persone qui e insomma.,.vorrei cercare di mettere un po' di polvere sotto il tappeto prima che arrivino...

mercoledì 11 febbraio 2015

Sanremo, se potessimo permetterci la Bellezza...

Amici, amori...
Mi avete chiesto in tanti di dire qualcosa su Sanremo, perché sapete che lo amo follemente e che potrebbe condurlo anche Carlo Conti con Emma e Arisa e io lo guarderei lo stesso.
Poi potreste addirittura aggiungerci qualcosa di peggio, che so...Siani! E io lo guarderei.
Lo guarderei anche se in gara ci fossero Moreno e i Dear Jack. E Masini.
Ecco. Forse potrei fare un'eccezione per la Tatangelo.
Ma no. Mi farei andare bene anche lei.
Ma poi diciamolo...
Ma chi lo vuole un festival culturale e importante?
Ma vi pare?
Se potessimo permetterci la Bellezza i nomi di un paio di presidenti del consiglio a caso, tanto per dirne una, o di scrittori che scalano le classifiche, o di film che intasano le sale, probabilmente non li avremmo mai sentiti.
Quindi va bene così.
Che poi io sono la prima che cade a piè pari nel tranello: lo guardo e intaso il web di critiche.
Ma va bene così. E' questo il gioco.
Ciò detto oggi non ho temo di respirare.
Più o meno quello che ho pensato live ieri sera lo avete letto su twitter.
(NO? NO? NO??? Correte a diventare miei follower, please... @DarkeneFabiana).
Mi riservo di aspettare questa sera, così avrò ascoltato tutte le meravigliose canzoni scelte dal supercompetente direttore artistico e potrò dare un giudizio davvero completo.

Per ora dico solo che Rocco Tanica da solo (è anche il solo) vale il canone Rai.
Tutto il resto...
Non ho detto gioia...

lunedì 26 gennaio 2015

Per il bene di Hollywood, fermate Raf Simons!

Questa cosa non posso non dirla.
Sta per cominciare la sfilata Dior Couture.
Qualcuno fermi Raf Simons!
Per favore...
Sono sempre più convinta che quel belga sia in missione per conto del diavolo....ma non certo quello sexy, reboante e patinato di Mister Tisci, no...
Questo è proprio il diavolo brutto, triste, che ti ghiaccia all'inferno...
Ora i problemi sono due.
Il primo potrebbe essere banalmente soggettivo: i vestiti di Raf Simons per Dior fanno schifo.
Fanno schifo.
Potete arrampicarvi sui dizionari per trovare sinonimi più eleganti, cercare giustificazioni piene di senso che non vi facciano sembrare soltanto gli ultimi leccapiedi di Monsieur LVMH, inventare metafore eccellenti...ma non esisterà mai un modo migliore e più semplice e vero per dirlo.
Fanno schifo.
Lo dico con la tristezza nel cuore, lo sapete.
Però quando ti capitano davanti foto da red carpet così... (Siamo ai SAG Awards dell'altro giorno)...


E guardi la faccia della povera Rosamund che urla: "cosa ho fatto io per meritare questo? Perchè Meryl Streep ha un Lanvin divino? Perchè perfino chi si è messo addosso un Honor è anni luce più elegante di me?Perchè il verde osceno del Givenchy di Julianne Moore risplende? E io ho addosso questo pezzo di immondizia con un forza 4 incastonato sul mio collo?".
E tu la guardi e non sai che risponderle. La vita va così Rosamund. E ti è andata perfino bene... C'è anche chi per un Dior ha rischiato di morire.
E qui veniamo al secondo problema.
Gli abiti di Simons sono PERICOLOSI!
La povera Jennifer Lawrence ormai è considerata una vera e propria sopravvissuta.
Gli auto-inciampi nei suoi terrificanti Dior da cerimonia non si contano più...da quel drammatico 2013 in cui cadde sulle scale nell'eroico atto di muovere, se non proprio armoniosamente almeno nei limiti della decenza, le decine di kili di bende bianche che la avvolgevano, è stata tutta una discesa, rovinosa...

culminata nella fatal rottura dell'abito, proprio ai SAG Awards dell'anno scorso...

 Marion Cotillard ha invece rischiato di far morire qualcun altro, di infarto...Ho già parlato di questo abito ma è talmente brutto che non possiamo non riguardarlo, perché certe cose bisogna conoscerle perchè non possano ripetersi mai più:

Ma veniamo all'altra sera, siamo sempre ai SAG Awards, ultimo red carpet importante prima degli, tadàn, Oscar...
Ecco come si presenta la malcapitata Emma Stone:
Il suo Dior è senza dubbio brutto, insulso, le sta abbastanza male, ma come abbiamo visto poteva andarle molto peggio...
A chi non poteva andare peggio è Naomi Watts, che sul palco inciampa nel pericolosissimo abituccio della povera piccola Emma!

La faccia della Stone, quella sì., è da Oscar.
Però davvero.
Qualcuno fermi Raf Simons.
Sta distruggendo la Couture.
E decimando le star di Hollywood.




martedì 20 gennaio 2015

Torna! 'Sta casa aspetta a te... Torna! Che smania 'e te vedé! To Tom Ford, with love

Ovviamente non accadrà.
Tom Ford resterà a casa sua, a cercare di fare sempre più soldi con la sua azienda, perchè io non so se sia mai stato un sognatore, sicuramente oggi è un uomo estremamente razionale.
Probabilmente il regno di Gucci andrà ad Alessandro Michele, che secondo me è un po' un rocker romantico come me, e mi sta già simpatico da matti.
Piazzo questo post a caso in mezzo alla mia storia con Galliano e me ne scuso, ma è davvero necessario che io lo scriva.
Che me lo sarei sognato Tom Ford che torna da Gucci.
Un po' perché io credo nei ritorni, a prescindere. Credo in quelle cose tipo: ci siamo amati follemente ma eravamo troppo giovani, poi non ci siamo più capiti, ora possiamo riprovarci, siamo stati così felici...
Nessuno ha cantato l'epopea degli anni '90 come Tom Ford.
L'uomo che ha saputo interpretare tutta la poesia di un lutto che non abbiamo ancora elaborato e ce lo ha restituito lucidato di un nero  talmente bello da riuscire perfino a consolarci.
Colui che aveva visto con precisione chirurgica che dopo quel dolore osceno non ci sarebbe stato niente. Niente. Perchè i 10 anni successivi non sono nemmeno esistiti.
E Dio solo (e forse John Galliano) sa se alla metà di questi qualcosa comincia a risvegliarsi, se, lentamente, qualcuno dei nostri sensi sta per rimettersi a funzionare. Fosse anche solo per sentire ancora un brivido brevissimo.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi una direzione. Qualcuno che creda davvero che la Bellezza, solo e soltanto Lei, salverà il mondo.
Ovviamente non parlo solo di moda.
So per certo che Tom Ford non tornerà a Firenze.
Però lasciatemelo sognare ancora per un attimo.
In questi giorni così felici in cui abbiamo visto tornare in passerella l'Arte. E i giornalisti di moda improvvisamente sanno fare il loro loro mestiere. Io e il mio Re ci siamo scambiati un sorriso tenerissimo. E io sto di nuovo scrivendo.
Domani non lo so...Però oggi mi appare tutto così bello. E lucido. E nero.










lunedì 19 gennaio 2015

Darkene and the King, prima parte

E' che potrei parlare di abiti. Potrei dire perché tutto ha avuto perfettamente senso.
Aggiungere la mia opinione a quella di chiunque si occupi in qualsiasi modo di moda. Vi potrei spiegare perché la sfilata di John Galliano per Maison Margiela non avrebbe potuto essere né più Margiela né più Galliano di così. Oppure raccontarvi di quanta importanza politica abbia avuto e avrà la decisone folle di quel folle di Renzo Rosso di riportare un folle come Galliano nel suo habitat naturale, laddove stoffa e forbici e fili regnano incontrastati…
Ma di tutte queste cose vi stanno già parlando tutti.
Ed era da tanto tanto tempo che non leggevo articoli così belli.

Io preferisco raccontarvi qualcos'altro.

Vi racconto di Cenerentola nel Paese delle Meraviglie.
E siete avvertiti, ci saranno un po' di puntate…

Cenerentola a cui un giorno il Principe Gentile con gli occhi più belli del mondo ha detto "Sei invitata al castello".
Cenerentola che piange perché non trova un vestito e nemmeno una scarpetta.
Cenerentola che ha paura a raccontare la sua fiaba perché le cose troppo belle sono così fragili e preziose.
Cenerentola che non aveva il suo invito bianco e non sapeva come entrare al castello.
Ho messo un abito rosso e nero con delle maniche che sembravano ali.
I miei tronchetti di pelle preferiti.
Una borsa very fashion che mi ha regalato un'amica speciale.
Victoria, a Notting Hill ha raccolto i miei capelli in una romantica corona.
Del trucco mi sono occupata da sola, nel bagno microscopico dell'hotel.
Ho pensato a quante lacrime ho pianto…tante di gioia, una gioia così grande che balbettavo quando cercavo di spiegarla. E quelle di dolore. Perché forse non ero abbastanza bella per andare al cospetto del mio Re.
"Ho cercato di spiegare alle persone cosa volesse dire per te essere invitata a questa sfilata…ma non trovavo nessun paragone valido all'amore che tu hai per John Galliano" mi ha detto la mia amica del cuore...



mercoledì 7 gennaio 2015

Il mio ideale estetico

Girare per saldi, le vetrine che scintillano, sogni appesi a manichini che ti strizzano l'occhio in modo indecente...
E tu lo sai che non ne sei all'altezza.
Che non sei mai stata e mai sarai una che può permettersi il lusso che un bell'abito le scivoli addosso.
Solo che questa volta tu sei Cenerentola.
Hai un appuntamento talmente importante che deve, per forza, esserci un incantesimo valido.
Ma è il coraggio che ti manca.
Sfiori le maledette vetrine con lo sguardo e lo sai che la tua anima fragile non può sopportare la solita delusione.
La tua taglia non esiste. Nonostante tu sia a dieta, nonostante qualche anima pia ti dica che un pochino pochino si vede che stai meglio...Tu lo sai che non sarà mai abbastanza.
Forse presto si realizzerà uno dei più grandi sogni della tua vita.
E improvvisamente la Realtà si abbassa per guardarti dritto negli occhi.
Non ne sei all'altezza.
"Se solo corrispondessi al mio ideale estetico non potrei resisterti" è la ciliegina su quella maledetta torta fatta di: "Sei così intelligente. E' un vero peccato che tu sia grassa". "E' la persona più brillante con la quale abbia parlato. Ma la sua immagine non corrisponde a quella dell'azienda". "Fabiana, ma perché non dimagrisci? In fondo non ti manca niente".
Gli insulti dei bulli, invece, li ho dimenticati. Hanno scavato ferite talmente profonde che la cicatrice ormai da anni ha fagocitato il coltello.
Inizia così il mio anno.
Con questo dolore che ha deciso di tenermi sveglia la notte.
Con questa certezza che nemmeno fra 1000 kili io sarò il vostro ideale.
Perché io sono una donna grassa che è stata una ragazza grassa e una bambina grassa molto amata.
E ho imparato che dietro quello che chiamate "ideale estetico" c'è la vostra paura fottuta di non sapere dove metterla questa persona così intelligente e brillante.
Quindi chissenefrega.
Dopo che avrò pianto tutte le mie lacrime tornerò la solita faccia da culo.
Ci sarà da qualche parte un Principe con un ideale estetico tutto sballato, ci sarà una grande azienda di moda alla quale la mia immagine corrisponderà e imparerò a rispondere a chi mi dice che è un peccato che io sia grassa quanto sia un peccato che lei sia una figlia di padre incerto.
Il problema non sono davvero io.
Che ho amici pazzeschi e una mamma e una sorella sempre dalla mia parte.
Il problema sono tutte quelle bambine e poi ragazze e poi donne grasse che non hanno o non sanno sentire chi le ama nonostante quel grasso maledetto.
E si uccidono per rincorrere un ideale estetico che non è mai davvero il punto.
Il problema è questa necessità in quanto donne di essere belle. Questo giudizio estetico che viene sempre e comunque prima di tutto.
Prima delle risate, prima delle cose belle costruite, prima del curriculum, prima dei tuoi occhi vivi.
Sapete che c'è?
Ce l'ho anche io un ideale estetico.
Il mio ideale estetico è un essere umano capace di amare. In senso lato. Capace di capire e compatire, nel senso più greco del termine: patire insieme. E anche gioire insieme. Per me, prima che per sé.
Qualcuno che sappia prevenire le tue lacrime, e poi asciugarle se proprio sgorgano.
Qualcuno che sappia tenere la mia mano.

Buon Anno.
Che sia di luce e consapevolezze.