lunedì 22 novembre 2010

Ecco l'Imperatore...

Sveliamo il gioco!
Chi è lo splendido giovinetto al bagno della foto precedente?
Me ne avete dette di tutti i colori...Yul Brinner, Lorenzo Martone, Marc Jacobs, un sirenetto...
eppure qualcuno di voi ha indovinato...Arman, un mio giovane nuovo amico, che è ovviamente un modello, quindi queste cose le sa bene...
Ovviamente dovrò scusarmi con Miss D, che si stava già preparando per una serata caliente con lui, ma è in ritardo di una cinquantina d'anni...

Ladies and Gentlemen....
Tamburi...

domenica 21 novembre 2010

Questo giovinetto diventerà imperatore?

Sono sempre andata pazza per il giochino che si trova a volte su qualche giornaletto: "Chi è questo bambino/ragazzo?".
E' un po' come la storia della pubblicità della Kinder "Pincopallo diventerà un famoso becchino?"...e io sto sempre lì a pensare..."diteci il seguito! diteci il seguito! ce l'ha fatta?"...Non lo sappiamo ma gli diamo le brioscine. E grazie al cavolo.
Quello che mi diverte è, sì, il fascino della scoperta, ma più di tutto quel gusto lombrosiano della ricerca dell'indizio...Silvione nostro aveva la faccia da ladro anche a 5 anni? E Brad era anche il bambino più bello del mondo? Quelli che hanno avuto la fortuna di prendere in braccio Tom Ford pensavano "Ma che sexy questo neonato"?
Detto ciò...
Giochiamo!!!

Ho inaugurato il quiz su facebook, grazie ad un'amica che mi ha spacciato questa foto...(ora nn posso dire chi è se no sarebbe un indizio!)

Avanti..............

lunedì 15 novembre 2010

It finally happens...Tom Ford.

Ho cercato per un sacco di ore delle cose da dire...alla fine la conclusione è questa: sarei un pessimo giornalista di moda.
Anzi.
Sarei un pessimo giornalista e basta.
Sono completamente priva di senso critico e obiettività.
Quando succedono cose che mi emozionano, mi emoziono e basta.
Questa manciata di foto, per esempio, mi emoziona.
Perchè amo la moda, amo i vestiti, gli uomini belli e il genio.
Quindi amo Tom Ford.
E allora la chiudo qui.

"My goal is to be like Armani and Chanel"



Direi che hai piazzato un bel rigore, Mr.Ford.

venerdì 5 novembre 2010

Il prof.Vecchioni a Sanremo...

E bravo Professore.

Applaudo.

La tua scelta di partecipare al prossimo Festival di Sanremo è una delle cose più sensate che abbia visto fare da un bel po' di tempo a questa parte.

E sì prof. Tu e tuoi saggi colleghi...ci avete lasciato per anni divorare dai cattivi maestri, avete permesso che si facesse rimare "Amore" con "cuore" un milione di volte di seguito, fino a instupidirci, fino a farci credere che le cose potessero stare davvero così...Affogati in questa valle di lacrime dove l'unica speranza rimasta sembrava essere quella di mettersi a far l'amore col boccaglio...in tutti i luoghi, in tutti i laghi...

E chissenefrega se le classifiche le scalava gente che intitola gli album plagiando clamorosamente bambini di quattro anni, e te lo dò io il mondo in un secondo, e pure le stelle se mi capiti fra le mani.

Ma che ve ne importava?

La massa decerebrata non ci merita, e che se vogliono farsi furbi vadano al museo, che magari ci trovano un disco di De Andrè.

Non so quanti mesi fa fossero...c'era uno di quei premi cretini da seconda serata...Io avevo letto da qualche parte che saresti stato ospite. E allora me li sono sorbiti tutti, tutti professore.

Sembrava il carnevale della corte dei miracoli...imbellettai, impomatati, ingellati...un po' alla moda ma non troppo, per fare figo, sì, ma anche per conservare quell'alone di veracità che ci piace tanto a noi italiani...Giovanotti dai nomi improbabili e ragazzine scarmigliate, perchè sulla femmina l'effetto "le cattive ragazze vanno dappertutto" ci piace ancor di più...Ho provato ad ascoltare quello che dicevano, e nella migliore delle ipotesi non dicevano niente, ma quel niente che fa male, perché è talmente vuoto che nemmeno più il diavolo si prende la briga di farsene carico...Poi sei arrivato tu. E le tue rose blu. E io ci scommetto che le stesse mani che ti applaudivano un minuto prima avevano applaudito qualche Amico. E allora vedi che si può, mi sono detta?

Ma sì, professore. Certo che io sono una snob. Lo sono sempre stata e in gran parte è pure colpa tua. Però ci provo sempre a capire le ragioni degli altri. E amo questa mia derelitta generazione.

Perché i bambini non accompagnati non vanno da nessuna parte. Al limite possono schiacciare qualche pulsante di una televisione impazzita.

E hai visto mai che cambiando canale in una sera di febbraio, tra le cosce di una starlette e il sederino di un'escort di lusso, tra le querule urla di un pollaio delle banalità e un vecchio cantante, che ora è un giovane presentatore, che si impapinerà leggendo i 1000 numeri del televoto delle meraviglie vedranno apparire te. Il professore. Che con quell'aria seria solo a metà, gli ampi gesti delle braccia sempre così pronte a spiccare il volo, ripeterai per l'ennesima volta in un modo ancora nuovo per gli alunni distratti o quelli assenti la tua splendida lezione: gli uomini son come il mare, l'azzurro capovolto che riflette il cielo.

Ci vediamo a Sanremo professore...

lunedì 13 settembre 2010

Welcome home Tom!

Ok.
Non abbiamo ancora uno straccio di foto.
La mia strada per stare fra i 100 giornalisti + pugno di celebrities invitati ufficialmente allo show è ancora lunga.
Però...
Voglio ugualmente esprimere la mia spropositata gioia per il ritorno ufficiale, dopo sei anni, di Tom Ford al womenswear, e per la prima volta con il suo nome.
Ieri sera a NY, nel suo mozzafiatante negozio di Madison Avenue, alla presenza di un solo fotografo ufficiale  e di pochissimi eletti (che pare abbiano firmato promesse di segretezza!), Tom Ford ha presentato una manciata di abiti della collezione donna che vedremo a gennaio...
Tra i pochi dettagli che trapelano: la presenza di molto nero, seta, tulle, corsetti e motivi leopardati...
Che a me suona come: ti invito a nozze, baby!
Perfetto. Fashionistas del mondo unitevi al coro!
Bentornato a casa Tom!
Sapresti rendere elegante qualsiasi uomo, i tuoi occhiali sono magnifici, i tuoi profumi i migliori e A Single Man uno dei film più perfetti che abbiano mai attraversato lo schermo...però...però...però...
Tu sei uno stilista, dannazione!
E gli stilisti disegnano gli abiti per le donne!
Ecco tutto.
Mica per altro, figurati.

venerdì 3 settembre 2010

CORNUCOPIA...l'abbondanza della Bellezza secondo SuperHirst


Una mostra di Damien Hirst al Museo Oceanografico di Montecarlo.

3 piccioni con una fava…vedere per la prima volta dal vivo le opere di uno degli dei del mio Olimpo, in un acquario (che è il non-luogo che più adoro al mondo) nel Principato di Monaco, pane prelibato per i miei denti fashionisti.
Imperdibile.
Fuori dal Museo, appena prima di entrare, il succulento antipasto offerto da Hirst è uno splendido unicorno mezzo bianco e mezzo senza pelle, con i muscoli al vento…eccitazione per signorine, è solo una scultura di bronzo. Quello che attende in cima alle scale è la prima rivelazione: After the Flood. Una colomba bianca che tiene nel becco un ramoscello di ulivo è incastonata in volo nella formaldeide azzurra. Giriamo intorno a quest’immacolata visione per un tempo lunghissimo…come bambini ci divertiamo a salutarci da una parte all’altra della vasca per vedere che effetto fa vedersi immersi nella gelatina azzurra.
Poi, finalmente, entriamo nella prima sala. Il centro è completamente occupato da lui: The Immortal. Un enorme squalo con la bocca spalancata bloccato per l’eternità nella vasca formalinica.
Quello che mi ha sempre affascinato delle opere di Hirst è il loro titolo. La cosa in sé può piacerti oppure meno. Ma quando scopri come si chiama tutto acquista un senso nuovo. Non racchiude del resto il nome quello che siamo? Non è forse la prima cosa che ci viene data, quella che non ci abbandonerà mai?
Forse una rosa se non si chiamasse rosa profumerebbe ugualmente…ma uno squalo che ti guarda, perfettamente intatto e magnifico, fermato in un blocco di 5 metri, è veramente la cosa più vicina all’immortalità terrena che si possa immaginare. Quindi se non si chiamasse The Immortal non sarebbe lo stesso squalo. E Hirst lo stesso genio.
La visita prosegue…Ci sono i rosoni di farfalle di migliaia di colori, emozionante e crudele inno alla perfezione del creato. E le pietre preziose artificiali allineate su scaffali dorati, gelide, ma così luccicanti. Di qua l’uomo, di là la natura. In mezzo “Anatomy of an Angel”, un angelo scolpito nel marmo bianco di carrara, mezzo magnifico, mezzo scarnificato.
ietro di lui una delle opere più recenti, The Forgiveness, oltre 3500 insetti messi in fila in una teca, splendido monumento al consumismo, sottile presagio del futuro?
«In ogni cosa bella io vedo la corruzione della morte» dice Tom Ford, altro artistar e gran geniaccio. Sembrerebbe valere perfettamente per Hirst. Che ha però l’ardire di aggiungere: «Sono ossessionato dalla morte, però credo sia una celebrazione della vita e non qualcosa di macabro. La morte non esiste senza la vita. Credo che la sola cosa che esista sia l’ossessione della morte, è un modo per celebrare la vita. Cerchi qualcosa che non trovi». Ogni altro commento è superfluo. E in questo tempio del mare e della morte che è il Museo Oceanografico di Montecarlo, un immenso laboratorio di scienze naturali dove tutto è un resto di ciò che era e dove regna un innaturale silenzio, la lezione di Hirst ci appare ancora più vera.
Anzi. A ben vedere di lezione Hirst ce ne dà pure un’altra. In mezzo a migliaia di animali in formaldeide stipati nelle bacheche del museo e a 60 opere del più quotato artista contemporaneo ci sembra finalmente di afferrare cosa sia l’Arte.
Perché quello che passa tra un calamaro sotto vetro e The Immortal è tutto il suo senso.
E il gesto dell’artista. E il nome che gli attribuisce.
Lascio il Museo Oceanografico con una certezza.
Damien Hirst è il più grande.
Tanti, forse quasi tutti, passeranno e con loro le quotazioni delle loro opere. Non lui. Che in questa commistione perfetta di bellezza e morte, di orrore e magnificenza ha ritratto con esattezza lo strano senso di nulla del nostro presente.



P.S.
Mentre ci perdiamo per le strade strette del Principato mi sovviene un ricordo.
Era il 25 Agosto di un paio di anni fa.
Io e Damien Hirst ci siamo incrociati. Lui aveva una lattina di coca cola nella tasca della giacca elegante. Io un vestitino a pois. Credo che questo dica molto di entrambi.
Abbiamo sorriso.
Conservo quell'attimo nello scrigno delle cose preziose.

giovedì 12 agosto 2010

La cura, ovvero un concerto del Maestro Battiato.

Si va in gita in montagna, si va in gita in montagna, si va in gita in montagna trallalllà!!!


Inizia così. Cronaca di due giornate Valdostane.

Un paio d’ore di auto guidati dal nostro fido chauffeur (finalmente ho capito a cosa sono serviti tanti anni di devozione a Schumacher a mia sorella!) ed ecco stagliarcisi davanti il Castello di Fenis.

Panini, birre nella borsa frigo, biscottini, un parco con i tavoli scolpiti nel legno e la fontana che regala acqua di montagna… “Verrà a piovere?” “Chiamiamo Marco che controlli il Meteo!” “Tranquille ragazze…in Valle c’è sempre vento!”.

Non è poi così difficile la felicità.

Passare con le persone che ami in una giornata d’estate a elucubrare sulle cose del mondo fra un affresco nel cortile di un castello di montagna e l’attesa di un concerto da favola.

Quando ci sediamo ai nostri posti la vista ci mozza il fiato in gola…l’enorme palcoscenico che ospiterà Franco Battiato, Francuzzo, il Maestro e, udite udite, la Royal Philarmonic Orchestra con lui, è sprovvisto di fondale…perché a fare da scenario naturale nientedimeno del Castello di Fenis…Finezze da consumati scenografi.

E il mio primo concerto di Battiato. E ho deciso che chiuderò in un pacchetto il mio dolore e lo butterò giù da questi monti. E avrò il maestro come testimone.

La serata è ad altissima concentrazione di tuffi al cuore. Non manca niente. Haiku, E io tra di voi, Te lo leggo negli occhi, Inverno, Gli uccelli…perfetto.

Il maestro beve succo d’ananas seduto su un tappeto. Il vento diventa freddissimo e allora si adagia una coperta sulle ginocchia.

Io mi stringo nello scialle del mio Petit Prince e nel pensier mi fingo una piccola Dorothy davanti al suo mago di Oz, al quale chiedo il sorriso e il coraggio.

Poi arriva La canzone dei Vecchi Amanti…che non osavo nemmeno sognarmelo di sentirla dal vivo prima o poi. Un pensiero corre a Lisa, che me l’ha insegnata, e al bene che le voglio da lontano.

Abbraccio le Prince accanto a me. E insieme singhiozziamo in quel modo da bambini…con tutto il corpo che si scuote percosso dalle note. Poi tocca a La Cura. L’unica canzone che l’abuso e il tempo non riescono a scalfire. Quella che ogni volta mi fa dire: se esiste un uomo che può scrivere versi simili allora è proprio vero che tutto l’universo obbedisce all’amore… ;-)

Il concerto sembra ormai perdersi in questa infinita tristezza quando il Maestro decide di dare una bella svolta: la canzone che tutta la platea sognava di cantare, quella Povera Patria che, parola di Francuzzo, è ormai diventata una “poverissima patria”…Mentre canto penso a quanta voglia ho di abbandonarla e quanto amore provo nonostante tutto per lei… “sì che cambierà, vedrai che cambierà” però temo che ci stancheremo di aspettare la Primavera… Applausi infiniti. Come può essere emozionante il compatire.

E ti vengo a cercare è altera bellezza. E poi è la canzone di mia sorella…Quindi me la godo guardandola sorridere.

Con l’Era del cinghiale bianco il grande piazzale del castello di Fenis diventa una sorta di discoteca psichedelica all’aperto… le gambe non riescono a fermarsi e quando Francuzzo ci esorta ad avvicinarci a lui, abbandonando la coperta e alzandosi, correre verso il palco è una liberazione che solo chi frequenta i concerti può capire… Ballare insieme al Maestro e a centinaia di persone di qualsiasi età, uomini, donne, tantissimi ragazzi, che tendono le mani verso di lui e aspettano le sue parole come pane è un’altra di quelle robe difficili da descrivere.

E di cui ringraziare Dio.

Si chiude con La stagione dell’amore, Voglio vederti ballare, Prospettiva Nevsky e Cuccurucucu Paloma…

Battendo le mani, i piedi per terra…in un rito di gioia collettiva così sacro e così pagano.

Il concerto finisce e ci sentiamo così leggere. Abbiamo così tanto pianto, riso, ballato, gioito…

Non è facile trovare l’alba dentro l’imbrunire. Ma quando succede maestro, quali colori inimaginati!

(Franco Battiato, la Royal Philarmonic Orchestra, il castello di Fenis)

martedì 3 agosto 2010

Ehilà…

Ehilà…


Temo di essere talmente indietro da non poter recuperare!

Eppure tra il lavoro, il sonno arretrato, gli inseguimenti di chimere è da un sacco che non trovo il tempo di sedermi qui davanti e scrivere.

Ho un conciliabolo di idee nel cervello che prima o poi troveranno sfogo.

Vabeh, proverò ad andare con un minimo di ordine iniziando dal mio amato blog.

L’Estate è una cosa meravigliosa. Mi rendo conto di passare l’inverno in pieno letargo e di essere viva solo quando il sole si insinua sotto la mia pelle…abitini vezzosi, occhiali da sole, l’odore della crema…

E poi Estate da tanti anni per me fa rima con concerti. E ai concerti si legano da sempre i miei ricordi più preziosi.

E allora partiamo da qui.

venerdì 9 luglio 2010

John Galliano's Eden

" Nature is the most inspiring teacher"...come è vero Sir Galliano.
Ti svegli un mattino e c'è il sole, esci in giardino e scopri che esistono più tonalità di verde di quelle che avresti mai potuto immaginare...
Un sacco di persone mi chiedono come faccio a vivere in un posto così scomodo. Io sorrido e non rispondo di solito, celando dentro di me il segreto. Potrei dire: e voi come fate, voi che non sapete cosa siano i colori e gli odori, e il vento e il silenzio.
Sto divagando.
Ma volevo il mood giusto per introdurre una delle collezioni d'arte più belle che io abbia mai visto.
Lo spettacolo portato in scena al Museo Rodin il 5 luglio, prima sfilata dell'Haute Couture parigina, è stata una sciarada di colore e perfezione, altissima sartoria e vera passione...
John Galliano ha detto di essersi ispirato per la collezione al giardino di "Les Rhumbs", la casa d'infanzia di Monsieur Dior in Normandia...(una meta, tra l'altro, da non dimenticare, save the place, capito Sorelles?)...
Osservare i tulipani per ore assaggiandone i cambiamenti di luce, la consistenza, i movimenti impercettibili...questo ha fatto Galliano.
Vengono in mente il Bel meriggio d'or di Alice...e i suoi mirabolanti Tulli-tulli-tullipan.
Le gonne esplodono come fuochi d'artificio, i corpetti leggeri scoprono mille sfumature, come cinture nastri di rafia e in testa il cellophane dei mazzi (se n'è occupato Stephen Jones!)...

Ok. Smetto di parlare e vi lascio qualche foto.
I miei fiori preferiti in questo clamoroso Eden figlio del genio del più grande artista vivente...



sabato 3 luglio 2010

Là dove cresce il dolore...Un abbraccio a Nicc

Questo strano inizio di estate ha preso tutte le carte che avevo girato in tavola e con modi bruschi me le ha buttate tutte a terra...
Poi non contenta, mentre io mi arrabattavo per raccoglierle e pulirne alcune che si erano sporcate, ha cominciato a sferrarmi calci sulla testa.
E io gridavo e dicevo "basta". E lei rideva e diceva "no".
Si aggiunge così ai miei drammi privati la nostizia dell'improvviso addio al mondo della figlia di un poeta straordinario, Niccolò Fabi.
La piccola Olivia è andata via ieri.
Io non lo so se ci sono parole che possono valere qualcosa se dette in un momento simile.
Non so se si possa fare altro che sperare di trovare da qualche parte, nelle stelle, nel sole, in un gatto, la forza di dare un senso ad una cosa così. Trovare il modo di trasformarlo, riplasmarlo...prendere quella materia nera, spessa, orribile e con le mani reimpastarla, mondarla, riempirla di fiori e farla diventare altro...farla diventare Amore.
Auguro questo a Nicc e a tutti quelli che in qualche modo stanno guardando in faccia con gli occhi spalancati e le mani che tremano il dolore.
"Là dove cresce il dolore è terra benedetta", Oscar Wilde.

Buon Viaggio Lulùbella.

mercoledì 30 giugno 2010

Dialoghi Immaginari...

John Galliano riceve la Lègion d'Honneur dalle mani del presidente francese Sarkozy...
Io e il mio Piccolo Principe, nel corso di una delle nostre conversazioni surreali, abbiamo provato ad immaginare cosa si sono detti...

Sarkò: << Comment vous sentez-vous depuis que vous êtes légionnaire, Monsieur Galliano? >>
John Galliano: << Avec des boucles d'oreilles en perles...>>

martedì 29 giugno 2010

Io e Patti Smith, seconda parte

Appena la vedo gli occhi mi si riempiono di lacrime. Quelle lacrime belle, di gioia, di pienezza dell’anima…
Patti Smith sorride dicevo. Lo farà un sacco di volte durante la lunga intervista, spesso girandosi verso di noi, popolo dei cuscini.
La intervista Bill Flanagan, uno che la musica sa cos’è e le domande le sa fare (dote rara…), capace di commuoversi quando lei lo ringrazia.
Patti Smith è una donna piena di grazia. Muove poco le mani, solo quando deve spiegarsi meglio, e descrive nell’aria geometrie affusolate che gli sguardi rapiti inseguono come se vi celasse segreti antichi.
Parla di quando era bambina, di quando capì improvvisamente che tutto quello che voleva fare nella vita era scrivere. Parla con umiltà incredibile della sua vita a New York, di come lei tra i grandi sia “capitata” quasi fosse un caso, e di come il suo ruolo oggi non sia altro che quello di fare da tramite.
Non si tira indietro a nessuna curiosità, racconta di un pomeriggio qualsiasi nella sua cucina mentre pelava le patate, e di come Fred, l’adorato marito, sia entrato e le abbia detto “Tricia, lui mi chiamava così, People have the power, scrivilo!” e del suo sogno che quella canzone diventasse un inno, sogno che si è realizzato anche se lui non ha avuto tempo di vederlo.
Cita Dio un sacco di volte. E si capisce che la sua è Fede vera, qualcosa di grande a cui è arrivata con il tempo e lo studio.
Ogni tanto mi volto a guardare la sala ipnotizzata. A fianco a me le mie Sorelles…Una ha gli occhi rossi dietro gli occhiali (ma poi mi dirà di non aver pianto…e ci mancherebbe, lei è la bambian che non deve chiedere mai!), l’altra se ne sta col mento appoggiato alla mano, come un topino a cui stanno raccontando una favola.
Poi Patti Smith ci fa ridere con un aneddoto simpatico…un giorno dispersa a Roma: affamata, senza telefono, né soldi. Un uomo davanti ad una pizzeria la riconosce e le dice “vieni a cantarci una canzone” (e in Italia “una canzone” è sempre Because the night!), lei accetta chiedendo in cambio un pezzo di pizza…e canta. E poi la pizza le viene data intera e addirittura viene riaccompagnata in albergo! Ride Patti. “Queste cose succedono solo in Italia”. E menomale. Farlocchi sì…ma pieni di cuore!
E poi una riflessione sul ruolo dell’artista, che se ha un dono non può esimersi dal condividerlo …
In realtà Patti racconta un sacco di altre cose, dei figli, di Kurt Cobain, dell’attivismo politico, dei momenti in cui si sente stupida imbarazzata davanti a tante persone.
Poi, finalmente, canta.
Una manciata di canzoni, tra cui una meravigliosa Grateful.
E qui accade una roba folle. Patti si lancia in una riflessione sull’importanza marginale della fama e del successo che definisce “nice” rispetto a quello che è il vero compito dell’artista: lavorare. Quello che un artista deve fare è creare la sua arte. Si gira verso di noi. E incrocia i miei occhi.
Messaggio ricevuto.
Poi appoggia la chitarra.
“Volevo aggiungere una cosa”, in onore dell’Italia e di quella Pizza intona Because the Night, così…pura voce di profeta e coro di fan.
Uno di quei momenti da spuntare nell’elenco delle cose più incredibili e meravigliose che possono succederti nella vita: seduto su un cuscino in una sala barocca accanto alle persone più importanti della tua vita a 1 metro da Patti Smith che canta Because the Night…
Mozzafiato.
Uscendo sulla nostra nuvoletta rosa, stringendo i nostri autografi, in una Torino ancora caldissima, ci guardiamo e stentiamo a credere a quello che ci è appena successo…
Abbiamo preso sulle ginocchia il rock e l’abbiamo trovato meraviglioso, e abbiamo sorriso.
Ora so per certo che aveva ragione Shakespeare. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.
Thank you Patti.
I love you forever.


(Patti Smith e Bill Flanagan, Circolo dei Lettori, Torino, 26 giugno 2010)

lunedì 28 giugno 2010

Io e Patti Smith, prima parte

Mi è difficile cominciare questo post.
Forse perché ripensare a quello che è accaduto mi fa ancora tremare i polsi.
E allora comincerò dall’inizio… Da una notizia letta in fretta sul giornale in una sala d’attesa di ospedale.
“Patti Smith a Torino”.
Poi altri mille pensieri e quasi te lo dimentichi. E alla fine, all’ultimo, controllando orari di treni con gli occhi che si chiudono, decidi che forse non ti capiterà così spesso di incontrare Patti Smith e che forse ne hai proprio bisogno in questo momento.
E’ un sabato pomeriggio d’estate. Nel senso che finalmente qualcuno si è accorto che è estate e allora come per magia c’è il sole e fa caldo. Tanto caldo.
Con me ci sono le mie fide Sorelles. Ne manca solo una, la mia eroina, ma è assente giustificata perché deve scalare una montagna (trovo sia una cosa meravigliosa…allegoricamente e fisicamente).
La coda davanti a noi è lunghissima e i posti sono limitati. Che accadrà? Intanto noi stappiamo le nostre bottigliette d’acqua e brindiamo ufficialmente all’inizio della stagione dei concerti.
La fila si muove…dita incrociate. Il flusso si blocca esattamente davanti a noi. Posti esauriti.
Inno alla sfiga, come sempre, ve l’avevo detto, se avessimo preso il tram invece di passeggiare…
Poi l’uomo in nero della security torna da noi. “Devo dirvi una cosa, ma non voglio storie. Ci sono ancora venti posti. Per terra. Però ci sono i cuscini”. Non credo di aver davvero sentito la parola cuscini. In quel momento stavo immaginando di stare in ginocchio sui ceci con davanti Patti Smith.
Un’immagine ad altissimo contenuto mistico.
Per farla breve…la sala del circolo dei Lettori che ci ospita è meravigliosa, stuccata, con un lampadario da 1000 mila e una notte…Ci accomodiamo sui cuscini. Davanti a noi, ad un metro e mezzo da noi, un micropalco con un tappeto, due sedie che sembrano delle tapparelle fatte a sedia, una chitarra…
In un angolo c’è un grande pianoforte. Un signore con gli occhiali dice “Sapete, è la prima volta che mi scrivo una presentazione…”.
Ci sono dei momenti in cui l’emozione la puoi vedere. Sale dagli occhi di chi hai intorno, si fa palpabile come uno zucchero filato. “Signore e Signori…Patti Smith”.
Entra da una porticina laterale. E io penso che potrebbe anche scoppiarmi il cuore da quanto è bella.
Ha una camicia a righe, una giacca da uomo, i jeans negli stivali, i capelli sciolti. Porta con sé una vecchissima macchina fotografica. E io penso che sto guardando in faccia il rock’n’roll. Lei sorride. In un attimo mi vengono in mente gli occhi di Michael Stipe che mi stringe la mano in un giorno di Londra. E poi come eravamo distrutti nel fisico ma così rinvigoriti nell’anima dopo tre ore sotto al palco di Bruce Springsteen. E San Siro tutta in piedi illuminata dagli U2. Il rock è grande. E io ho davanti la sua profetessa.

La vita può essere una cosa meravigliosa.


(Circolo dei lettori, Torino, 26 giugno 2010...En attendant Patti Smith)


fine prima parte

giovedì 24 giugno 2010

Corvi...

Beh sentite.
Che facciamo?
Credo di essere nel bel mezzo del momento più difficile della mia vita.
Serissime preoccupazioni di salute in famiglia, una scommessa sul futuro completamente fallita, la tesi che non riesce a partire. E l'Italia esce dal mondiale. Che, percarità, in ordine di tragedia è l'ultimo dei problemi, però...
Cerco di continuare a sorridere.
Mi canto e ricanto Daniele Silvestri nella testa: "più in basso di così c'è solo da scavare" e io a scavare non sono mai stata brava. E poi com'era quella storia? Quando tocchi il fondo sei pronto per risalire. E ancora: quanto si impara in queste situazioni? Quanto sto crescendo? Che persona migliore potrei essere domani?
Tutto vero.
E io ne sono convinta.
E poi posso contare su un gruppetto di persone speciali, meravigliose, mozzafiato...e le ringrazio qui pubblicamente. Perchè io credo di non esserci mai stata così tanto per loro. Vi amo ragazze.
Tornerò.
Molto molto più forte di ora.
Riguarderò questi momenti, ringrazierò Dio per avermi messo alla prova e incederò magnifica.
E tornerò a scrivere. Perchè è la mia vita. E perchè il dolore può anche essere una benedizione.

P.S.
Se prendo Paolo Fox che mi aveva previsto una grande estate...

P.P.S.
Guardate la nuova campagna di Tom Ford, lui sì che ne sa...
Ehi Nick, li facciamo fuori quei corvi?


lunedì 21 giugno 2010

Piemonte Mese

Sul bel mensile on line (e gratuito!!!) Piemonte Mese, e più precisamente sul numero di Giugno 2010, a pagina 13 trovate un mio pezzo sulla Fortezza di Verrua Savoia...

http://www.piemontemese.it/contenuti/pdf/PM%20giugno10.pdf

mercoledì 16 giugno 2010

Parole di Pride

Una piccola buona notizia...
Esce oggi Parole di Pride, 12 istantanee di 12 scrittori aspettando il Pride di sabato...

http://www.torinopride.it/index.php?option=com_content&view=article&id=183:parole-di-pride&catid=2:in-evidenza&Itemid=17


Colgo l'occasione per ringraziare qui Roberta Padovano che mi ha dato l'opportunità di "dire la mia" in questo libretto, Andrea che è un amico speciale, e tutte le persone che in questi anni ho conosciuto grazie alla "causa rainbow"!

sabato 12 giugno 2010

...

Momentaneamente molto assente.
Spero di tornare presto.
A voi e alla mia vita.
(Garlic&Guest)




venerdì 28 maggio 2010

A single Man photos...

E per deliziarvi...
Direttamente dalla mia tesina di storia culturale...



( Tom Ford e Colin  Firth, A Single Man set, by Eduard Grau)



(Tom e Julianne Moore, A Single Man set)

foto

Dolcerrimi...
Schiele si allontana, il mio tempo scarseggia...
Ma per farmi perdonare oggi tante foto...
Questa è la prima, che esprime la mia felicità per l'arrivo della meravigliosa stagione:




(still life with Haring and Red Fruits)

giovedì 27 maggio 2010

;-)

Amici miei quanto mi è odioso stare al computer quando fuori splende il sole…


Eppure sono rimasta terribilmente indietro con i miei racconti di vita. Abbiamo una mostra su Schiele in sospeso, no? Sì, vabeh. Ma non illudetevi che stia perdendo ore di abbronzatura per voi! E che devo consegnare una dannata tesina di storia culturale… quindi dovrò pur finire di scriverla?

Intanto il mio unico dente del jiujitsu se n’è andato per sempre, oggi Il Dottore (nome con cui viene confidenzialmente chiamato il mio dentista) ha dato un taglio ai punti e via… Ho la tremenda impressione che questa cosa finirà con l’influire in qualche modo sulla mia vita… Non li chiameranno “del giudizio” a caso, no? Mi chiedo solo come farò a vivere in modo ancor meno giudizioso di come ho fatto finora…

lunedì 24 maggio 2010

Michael Stipe per YouTube

Oh...mi stavo dimenticando che volevo dire un'altra cosa.
Dunque, chi mi conosce sa che ho un universo costellato di miti ed eroi...non sono moltissimi ma sono loro incredibilmente devota.
Uno di questi è Mr. Michael Stipe.
Ecco. Volevo dire che sono incredibilmente orgogliosda di essere sua fan.
E che quando uno è un genio lo è sempre e comunque.
E io amo i geni.
Tutto questo patagnac per introdurre 5 video...Sono il regalo di Michael Stipe a YouTube...
Praticamente la quintessenza del video idiota di youtube per fargli gli auguri...
Io li posto (no..posto il primo, gli altri guardateveli da lì!!!) ed è il mio modo per dire a Mr. Stipe che sono pazza di lui e a YouTube, un po' in ritardo: Buon V Compleanno YouTube!!!


YouTube, Stipe 1

Viva Il Pop, Roy Lichtenstein a Milano





(Still Life with Goldfish, 1972, Oil and Magna on canvas , Private Collection © Estate of Roy Lichtenstein)

Venerdì si parte, non troppo presto, il sonno è sacro.


Abbiamo deciso come morire: le due mostre di punta della stagione milanese, Roy Lichtenstein alla Triennale + Egon Schiele a Palazzo Reale in un solo giorno.

Come dire: sul K2 e ritorno senza passare dal via. Perché quello che ci aspettiamo è la stessa vertigine, lo stesso fiato corto in gola..come diceva il nostro eroe Arthur? “Ho preso la bellezza sulle ginocchia, e l’ho trovata amara, e l’ho ingiuriata”.

Borsa elegante in spalla, e via.

La spedizione è composta dalle solite intrepide, Io e le altre 3 Sorelles, che nonostante alcuni terremoti e incendi della vita continuano belle dritte sulla loro strada. Non centra niente, ma ci tenevo a dirlo.

Decidiamo di stravolgere ogni logica temporale e trotterellando in mezzo a Parco Sempione raggiungiamo la Triennale di Milano. Accidenti quanti bei ricordi. Un incontro struggente e dolcissimo con Keith Haring, momenti strazianti e perfetti con Basquiat, le lacrime per Armani..

La Triennale è un posto magico. Sarà che per arrivarci devi sbarcare alla stazione Cadorna, con quel monumento perfetto a Milano e all’Italia che è l’enorme ago col filo colorato. Mi fermo 5 minuti a guardarlo ogni volta. Poi costeggi il castello Sforzesco, entri nel Parco..ed eccola lì. Con quell’architettura pessima che solo nel nostro Bel Paese potremmo riservare ad un edificio del genere..Però poi entri..

E dentro fa schifo lo stesso. Soprattutto se pensi ai musei del mondo. Però, però. Io mi ci sento a casa, faccio il mio biglietto, posteggio la borsa al guardaroba. E poi le stanze sono sempre uguali..e fa l’effetto di quando cambi i mobili a casa, che per un attimo ti sembra di vedere quelli vecchi, ma poi passa subito e ti sembra che quello che hai ora sia sempre stato lì.

Roy Lichtenstein, Meditations on Art, è una mostra curata da Gianni Mercurio. Quindi anche qui cado sul morbido visto che le mostre più belle a cui ho assistito negli ultimi anni sono tutte opera sua (a proposito..posso ringraziarlo qui pubblicamente?).

Gli spazi della Triennale peccano forse di scarsa follia estetica ma sono assolutamente giusti per una mostra, stanze larghe, bianche..
Il percorso si snoda in modo non diacronico ma raggruppando insieme le opere (tente, che bello!) debitrici della stessa ispirazione..Ecco la cosa più intrigante. Pensando a Lichtenstein ti vengono subito in mente il pop e i fumetti, che percarità, sarebbero già bastati a renderlo grande. Ma la parte del lavoro su cui questa mostra mette l’accento sono i capolavori di reinterpretazione della storia dell’arte. Opere ispirate all’arte cubista, espressionista, futurista, modernista, rivisitazioni della pittura di genere con nature morte e paesaggi.

Insomma, a colpi di stencil e magna ( a proposito: qualcuno sa cos’è? Una meraviglia!) Lichtenstein ci porta a lezione di storia dell’arte. E per la prima volta mi trovo a comprendere Picasso. Questa è la cosa davvero più strana e affascinante. Attraverso la decostruzione e ricomposizione di stili e opere improvvisamente ti appropri di decenni di pagine di manuali. Lichtenstein diceva qualcosa come: voglio riprodurre il significante, non mi interessa quale sarà il significato. E cacchio quanto è vero. In un colpo solo ti insegna il senso dell’art pour l’art costruendo quadri belli e basta e ti fa capire il valore di uno stile, il significato di una scuola. Insomma, è come crepare dal ridere guardando Blue Harvest dei Griffin quando non hai mai apprezzato Star Wars!

Mammamia quanto l’ho fatta lunga…
Di Schiele vi parlo domani.

Per ora concludo al grido di: Viva il Pop!.. perché è colorato, perché non pretende di strappare l’anima ma si accontenta di una risata, perchè è bello e basta, perché i quadri pop li puoi tener in cucina…
E poi diciamolo. Solo noi figli degli anni ’80 riusciamo ad apprezzare come si deve il poliuretano, la gomma e un bel pezzo di plexiglass!

Un po' di spazzatura...

Rieccomi. Dopo un po’ d’assenza.

Ho avuto le stelle contro per qualche settimana. E la cosa mi ha infastidita non poco.
Aggiungiamo che il decoder è di nuovo saltato in aria e non posso vedere Beautiful…
Vabeh.
Però secondo il mio spacciatore di oroscopi le cose stanno per mettersi a posto…e l’estate mi porterà fuochi d’artificio a go-go…Mi fido.
Torniamo a noi…
Oggi parliamo di Mostre Meravigliose e Vecchi Amici.
;-)
                                   (foto esplicativa del giorno: un po' di spazzatura)

martedì 18 maggio 2010

Adieu Incantatore di Basilischi... per EdoardoSanguineti.

(Edoardo Sanguineti, fotografato da Paolo Dondero, Genova, anni'60)


c’ero una volta io, disperato e vivo:

                                                       e ho piegato per sempre la mia testa sopra il tuo grembo.

chissà se prima di andare hai avuto quel breve momento di consapevolezza che ti auguravi.
Chissà che faccia farai quando vedrai che Dio esiste davvero… se strabuzzerai gli occhi da rana, arriccerai l’enorme naso, sarai serio o felice.

il fatto è fatto, e ho amato ciò che ho amato:
scritto è lo scritto.

mi permetto, sai, di darti del tu. E di parlarti come farei ad un amico, perché forse fra pagliacci di parole è sempre come se ci si conoscesse da sempre.
e poi tu sei uno di quelli che ho sempre detto:
                                                                      un giorno gli stringerò la mano.

la mia virtù fu la spudoratezza […] la mia sola virtù fu il pudore.

non c’è un addio che si spieghi. Ma quando partono i poeti è come se si strappassero le radici di un fiore a mani nude. “Dovrebbero volare come gli angeli” mi ha detto la metà della mia Anima poco fa.
e io credo sia dannatamente vero.

ma adesso che ti ho visto, vita mia, spegnimi gli occhi con due dita, e basta:

E poi oggi mi è pure scappata la Musa.
                                                    e dire che io e te non ci siamo nemmeno mai così capiti. e credo
                                                                            non amassi la retorica, almeno quanto io la amo.
quindi vedi, che pessima accoppiata…



e poi è vero, certo: qui tutto
                                     [è niente:
                                                  (e questo niente è tutto):

ti saluto Poeta.
è un po’ più misero da oggi questo mikrokosmos.

vi lascio cinque parole, e addio:
                                                   non ho creduto in niente:



il corsivo e di Edoardo Sanguineti, tratto dalla raccolta Mikrokosmos

sabato 15 maggio 2010

Pensiero Triste per una Libellula.

Con affilata precisione mi capita di constatare quanto confina ancora il nostro sentire, quanto posto ti ho lasciato nella mia anima perché tu ne ricavassi un piccolo nido al riparo dalle nubi, quanto ridere insieme nei pomeriggi lunghissimi di agosto.


Nei miei sogni sei sempre tu, bella, triste. Ma poi mi sveglio e sei lontanissima.

Hai notato che non ci guardiamo più negli occhi quando ci incontriamo?

Soffro per non aver capito.

Cosa non ci siamo meritate?

Me lo chiedo mentre scatto brutte foto e le ore passano e io non le so contare.

mercoledì 12 maggio 2010

...Pronti, partenza...CANNES!

E si parte. Al via Cannes 63. E diciamolo: la mostra del cinema più radical chic di tutte...
Cosa ci aspetterà?
Intanto io ho preparato un elenco dei film in concorso...così ci facciamo un'idea...




ANOTHER YEAR, Mike Leigh, (UK).

Una sciarada di storie e sentimenti, nascita, morte, amicizia e amore che si dipana nel corso di un anno nella vita di una famiglia.


BIUTIFUL, di Alejandro Gonzalez Inarritu, (Spagna-Messico).
Un uomo ambiguo che è un padre devoto. Fantasmi dal passato. La ricerca della redenzione.
L'atteso ritorno sugli schermi di Javier Bardem.


COPIE CONFORME, Abbas Kiarostami, (Francia-Italia).
Il vero e il falso tra arte e vita in uno scorcio di Toscana.


DES HOMMES ET DES DIEUX, Xavier Beauvois, (Francia).
Otto monaci cristiani vivono in Maghreb condividendo la quotidianità con fratelli musulmani, tra preghiera e lavoro. Un attentato terroristico sconvolge ogni cosa...
Liberamente ispirato alla storia vera dei monaci di Tibhirine.


FAIR GAME, Doug Liman, (USA).
Una donna, agente della CIA, cerca di salvare la sua famiglia, la sua carriera e la sua reputazione messe a rischio da chi vuole farle pagare le controverse verità sul governo americano svelate da suo marito alla stampa.
Naomi Watts torna a fare coppia con Sean Penn.


HORS LA LOI, Rachid Bouchareb, (Francia, Algeria, Belgio; Tunisia, Italia).
Accusato di essere un film anti-francese, racconta le vicende di tre fratelli algerini che si ritrovano in Francia dopo essere fuggiti dall'Algeria all'indomani della seconda guerra mondiale.


LA NOSTRA VITA, Daniele Luchetti, (Italia)
La vita di un uomo sconvolto dalla morte della moglie che va alla ricerca della sua idea di felicità.
Unico film italiano in concorso, il regista lo ha definito “furioso e vitale”. Il protagonista è il solito Raoul Bova.


LA PRINCESSE DE MONTPENSIER, Bertrand Tavernier, (Francia-Germania)
1562, un'ereditiera di cui tutti si innamorano, guerre di religione, amore, intrighi, cavalli e cavalieri...


LUNG BOONMEE RALUEK CHAT, (Uncle Boonmee who can recall his past lives).Apichatpong Weerasethakul, (UK, Tailandia, Francia; Germania, Spagna).
Il passato che torna sottoforma di spettri (veri), una riflessione sulla vita, la morte e la malattia. Il titolo inglese è


OUTRAGE, Takeshi Kitano, (Giappone).
Il grande Takeshi torna al genere yazuka (corrente di gangster movie giap). Una battaglia per la sopravvivenza fra le strade di Tokyo, clan si fronteggiano in una guerra senza eroi.


POETRY, Lee Chang-Dong, (Corea del Sud).
Un'anziana ed elegante signora si trova a fronteggiare un dramma nel quale sembra essere coinvolto suo nipotino: istigazione al suicidio di una compagna di scuola. Un film che parla di poesia, sospetto, perdono.


RIZHAO CHONGQING, (Chongqing Blues), Wang Xiaoshuai, (Cina).
Un viaggio, reale e metaforico, alla scoperta di sé attarevrso il dramma di un figlio perduto.


SCHASTYE MOE, (My Joy), Sergei Loznitsa, (Germani, Ucraina, Olanda)
Un camionista si ritrova allo sbando, sperdutonin un paesino della Russia dominato da violenza e follia.


SZELID TEREMTES - A FRANKENSTEIN TERV (Tender Son - The Frankenstein Project), Kornél Mundruczò (Ungheria, Germania, Austria)
Rilettura del Frankenstein di Mary Shelley. Un ragazzo torna a casa dopo anni di collegio e cerac di ricucire i rapporti con la sua famiglia.. Tra lo splatter e il dramma sociale.


THE HOUSEMAID, Im Sangsoo, (Corea del Sud).
Una cameriera si innamora del padrone di casa tra intrecci di relazioni che si sfaldano e tragiche conseguenze.


TOURNEE, Mathieu Amalric, (Francia).
Il Burlesque, la follia del teatro, lo squallore, Parigi...Un impresario che si lascia tutto alle spalle per seguire un sogno.


UN HOMME QUI CRIE, Mahamat-Saleh Haroun, (Francia, Belgio, Chad)
In un Chad sull'orlo di una guerra civile un uomo deve fare una drammatica scelta che coinvolgerà suo figlio.


UTOMLYONNYE SOLNTSEM 2: PREDSTOYANIE (THE EXODUS - Burnt by the sun 2), Nikita Mikhalkov, (Russia).
Seconda Guerra Mondiale, un padre e una figlia. Lui combatte al fronte, lei è infermiera. Amici ed ex nemici si ritrovano a combattere insieme per salvare la propria patria.

martedì 11 maggio 2010

Ciao Lee!


E così sono passati tre mesi da quando Lee McQueen ha deciso di volare via.

Forse troppo poco tempo per capire quanto mi manca. Dopo Parigi, dopo quelle splendide amazzoni bizantine vestite d’oro, sembrava che nulla fosse cambiato…continuavo ad aspettare che il genio ribelle saltasse fuori da dietro una qualche quinta, saltellando mentre raccoglie gli applausi.
E invece nulla. Una sfilata a porte chiuse, come un requiem a bassa voce.
Tre mesi sono pochi. Tutto intorno squillano ancora le trombe dei corvi: venghino venghino signori, a vedere, a comprare, l’ultima collezione di underwear, l’ultima collezione di occhiali, di abiti maschili…
E poi quando uno si suicida il gioco dei segni per la strada è fin troppo irresistibile.
Come se potesse fare una qualche differenza sapere su quale sito stava navigando o quali sostanze avesse assunto quel maledetto 11 febbraio.
Io so che un artista è morto.
Ma anche che nessun funerale seppellisce un artista.
Grazie di tutto, Lee.



(Alexander McQueen, F/W 2010)

La mia recensione a caldo di A Single Man

GEORGE + FALCONER


A Lezione di Cinema dal Maestro Tom Ford.


E' indubbio che parlare di Tom Ford per me significhi rinunciare a qualsiasi tipo di obiettività.
Tutto sommato non ci trovo nulla di sbagliato, non ho mai creduto fosse un valore, l'obiettività.
E' scontato che se tu sei un creatore di moda eccellente, un inventore di stili e un uomo di superba eleganza, che da estremo conoscitore dell'animo umano ha creato Bellezza a piene mani come mestiere per anni, parta nella mia personale scala di valori, da un gradino molto alto, qualsiasi cosa tu decida di fare.
Un film, poi. Tratto da quello che è praticamente uno dei miei tre libri preferiti in assoluto.
Sarà proprio vero che il caso non esiste.
Però, c'è quasi sempre un però; anni di facili entusiasmi e sorelle un po' ciniche mi hanno insegnato quantomeno una cosa: viva la prudenza.
E poi l'avevo letto fra le pagine dei critici: A Single Man è un film perfetto, così perfetto da risultare distaccato, è troppo patinato, sembra una pubblicità.
Dai, Tom Ford. Non dirmi che ti sei messo a fare l'americano. Questo temevo e questo non avrei perdonato.
Poi succede che aspetto per mesi, che medito una fuga a Venezia ma temo non ne valga la pena, e mi mordo le labbra ora, e poi attendo, e leggo critiche, e guardo il trailer e dico: “perfetto”, ma quante volte ingannano i trailer, e rileggo il romanzo e dico “perfetto”, come farà ad esserne all'altezza? E passa il tempo.
E finalmente, arriva il 15 gennaio. Uscita anticipata, addirittura. Per sfidare Avatar, dicono. Ed ecco che nella mia testa carosellano immagini dell'atavica lotta fra Davide e Golia, il piccolo bene e il grande male, la Pura Bellezza, balocco raffinato per veri artisti e la volgare azione condita di effimera tecnologia da milioni di soldi, pane raffermo per bocche cieche...oppure più prosasticamente...meglio non andare avanti. Qualche amico che è andato/andrà a godere del cameroniano nulla ce l'ho e vorrei tenermelo...
Me ne sto seduta in un posto qualsiasi del grande cinema un po' retro...Accanto a me ci sono alcune delle persone più importanti della mia vita, e questo già di per sé renderebbe questa serata speciale.
Guardo il film con un misto di attenzione ai particolari, abbandono alla Bellezza, timore che le persone insieme a me non comprendano...
Alla fine sono un po' spaesata.
Mi rassicura un po' quel “for Richard Buckley” che sul nero chiude il mio conto in sospeso da anni.
A Single Man è un film che atterrisce. Ed è tutto quello che riesco a pensare.
Non dico nulla...Mi godo Ambra, la mia eroina, che ha gli occhi pieni di luce mentre dice: “Ho una sola parola: Bello”.
Quel che resta è una sciarada di commenti...mentre corriamo da un capo all'altro di una Torino incredibilmente magica stasera, per cercare un posto dove mangiare, che ci permetta di tenere negli occhi ancora un po' di quella Bellezza.
Bellezza. La parola chiave. Perché non ci sono altri modi per dirlo. Ma è una Bellezza che solo in parte ha a che fare con la perfezione. E' qualcosa di ancora più intimo e più forte. E legato al sé, alla consapevolezza, e, ancora di più, alla giustezza.
A Single Man è un film indicibilmente bello perché è un film incredibilmente giusto.
Lo è nella precisione con cui Mr. Ford mantiene del romanzo di Isherwood non tanto la trama, anzi, quasi di ispirazione più che di trasposizione si potrebbe parlare, quanto l'essenza...che viene addirittura trascesa.
Riuscire a trasferire nelle immagini, soprattutto, e nelle parole, nella musica e nel montaggio, nel tragico e sempre problematico passaggio dalla pagina scritta all'immagine colorata tutto il senso, la forza e l'importanza di un libro come quello di Isherwood era una cosa molto difficile, andare oltre un'impresa impossibile.
Un uomo solo è un libro basato sul sentire sé, vivere sé, quando il mondo intorno è crollato. Sul provare a riposizionare se stessi tra le macerie, immergendosi nelle cose ma senza imbastardirsi, senza scendere a compromessi snaturanti con esse.
Isherwood arriva fino a qui. La morte coglie George e noi non siamo davvero sicuri che questo sforzo di integrità sia servito fino in fondo.
Tom Ford resta fedele all'essenza del libro, ti fa sentire come ti fa sentire il libro, ma allo stesso tempo, lo compie.
Scrive quella pagina in più che 50 anni di storia chiedono. Fa toccare con un dito, senza dirlo in modo sfacciato, la risposta: il professor Falconer (nella trasposizione ha guadagnato anche un cognome, e non è cosa da poco) ce la fa. Si bagna nel mondo e diventa un po' mondo, raccoglie Bellezze negli occhi degli altri, si specchia nelle loro anime frettolose, e solo così, pur non cambiando una nota nel suo dolore d'essere uomo, morendo, vince la Vita.
Ma non è un aggiustamento quello di Ford.
Non ha niente a che fare con la necessità del lieto fine. Che bisogno avrebbe potuto averne lui che sa perfettamente che un lieto fine può nascondere spettri insospettabili e terrificanti perché nessuno li può vedere, così ben camuffati dagli squilli delle trombe?
Quello che sceglie il regista è un manifesto programmatico. E' un messaggio civile necessario. Nasciamo e moriamo soli ma di quante cose belle ci possiamo nutrire cammin facendo?
E quale è il senso di una vita, se non questo sommare Bellezze dentro sé?
Non cambieranno mai la tua essenza d'esser uomo, ma la decoreranno, riempiranno...
Se il George di Isherwood non riesce a far entrare dentro di sé la vita e quindi muore, il professor Falconer di Ford viene minato minuto dopo minuto, in questo ultimo giorno lungo quanto una vita, dalla vita stessa. E muore lo stesso, lasciando però un'eredità.
E così accade una cosa strana. Accade che ora il romanzo e il film sono indissolubili. Sono due capitoli necessari in una logica di completezza e, finalmente lo possiamo dire, in questo senso, di perfezione. Ho usato il termine giustezza, e continuo a preferirlo, per evitare l'ambiguità della parola perfezione. A Single Man non è un film perfetto. E' un film giusto. E necessario.
George ha bisogno del suo Falconer per salvarsi e, salvare noi, soprattutto.
In questo consiste il lavoro straordinario di Tom Ford.
E poi potremo parlare delle interpretazioni superbe di un Colin Firth denso e doloroso, di una Julianne Moore incredibile, delle musiche e il coraggio dei silenzi, soprattutto, profondamente esatti.
E sarebbe tutto vero. Perché A single Man è oggettivamente un film straordinario, Come lo è il romanzo di Isherwood.
Ma se non si conosce la fonte si corre il rischio di perdere qualcosa, di considerarlo un film a tratti freddo e di non riconoscere l'altissimo livello anche dello sceneggiatore Tom Ford.
Sarebbe un imperdonabile peccato.
Ah, ancora una cosa.
Grazie di non aver fatto l'americano Tom...di non averci accontentato sempre, di non aver ceduto alla tentazione di spiegarci tutto, di aggiustare tutto.
E soprattutto grazie per aver messo tutta quella Verità a e quell'anima algida in questo film.
Forse avremmo potuto piangere di più, ma avremmo rischiato di perdere una grande lezione di Cinema. E di Vita.

P.S.
Poi l'abbiamo trovato un posto carino dove mangiare...e ridere un sacco.
Ci siamo lasciate con la promessa di pensare a qualcosa che non funzionasse nel film.
Nessuno mi ha ancora richiamato...

A Single Man- esce in dvd!

Oggi esce A Single Man, il film di esordio alla regia di Tom Ford, in dvd.
Che meraviglia.
Finalmente potrò guardarlo 880 volte di fila.
Per l'occasione ripubblico qui la primissima recensione che ne ho fatto.
Rileggendola mi stupisco di come questo film mi sia cresciuto dentro. Di quante volte mi sia fermata in questi mesi a ripensarci.
E' una prerogativa dei capolavori credo...quella di rimanerti appiccicati addosso. Eppure...A Single Man ha qualcos'altro ancora.
E' un film dannatamente onesto. La più grande qualità possibile per un'opera d'arte.
Dio quanto ti sono grata Mister Ford.
Mi sa che dopo la maratona in dvd avrò voglia di parlarne ancora...

lunedì 10 maggio 2010

AUGURI ZIO BONO!!!



(San Siro, 8 Luglio 2009)

In bocca al lupo...

Questo è un messaggio per una delle persone a cui sono più grata nella mia vita.

Vorrei che sapesse che so per certo che vincerà.
Che più il nemico è cattivo più il trionfo sarà dolce.
Che la tenacia del contadino batte la gramigna.
Io da qui tifo fortissimo…ho tappezzato lo stadio di striscioni, comprato un mucchio di trombette.
Ci sono ancora tante cose che ci deve raccontare, siamo ancora troppo piccoli e abbiamo così tanto bisogno delle sue parole.
Quindi tenga duro Prof…e lo faccia anche per noi che seduti ai nostri banchi continuiamo ad aspettarla.


347


When Night is almost done
And Sunrise grows so near
That we can touch the Spaces
It's time to smooth the Hair

And get the Dimples ready
And wonder we could care
For that old - faded Midnight
That frightened - but an Hour.

(Emily Dickinson)

venerdì 7 maggio 2010

Casta Diva

Volevo dirti che qui le cose non vanno bene quasi mai, eppure mi maschero da me stessa che sorride per rispetto al dolore degli altri.


Volevo dirti che qui fa freddo, fa un freddo cane, che non puoi nemmeno piangere se no ti si ghiaccia la faccia.

Volevo dirti che qui l'alba è sempre in ritardo, che ogni volta che sto per finire la conta delle stelle una nuvola mi offusca la vista e devo ricominciare da capo.

Volevo dirti che sto qui ad aspettare dietro ai vetri da un sacco di tempo. E che le briciole che ti avevo lasciato perché ritrovassi la strada si sono sciolte sotto questa pioggia che non finisce mai.

Tanti auguri a te, Casta Diva dell'Anima Mia.


(photo: courtesy of Lisa Lanfranchi)

martedì 4 maggio 2010

Pensiero per un compleanno...

E strano e un po' folle questo sommarsi di cose che passano e tutte insieme fanno una vita.
Alcune restano, molte altre si dissolvono.
E poi ci si incontra per caso da qualche parte, e si finge di essere vecchi amici, di avere ancora qualcosa da dirsi, un motivo qualsiasi per sorridere.
Quel che resta agli amanti è l'acqua del diluvio in un giorno di sole torrido.
Eppure non è forse questa frivolezza del sentire a salvarci dal dirupo?

prima bozza copertina...

Prima bozza disegnata della copertina di Che la Notte...
(di Laly Bellula, coautrice della copertina ufficiale)

Grazie Lali!!!
Sei una meraviglia!

lunedì 3 maggio 2010


About Oscar...

(Oscar's grave, Paris, June '08)

Recensione di "Che la Notte ti sia Lieve", di Paolo Orlandelli

Come Oscar Wilde scrive a Lord Alfred Douglas dal Carcere di Reading, così Fabiano scrive al suo amico scomparso, dalla prigione del suo dolore. "Che la notte ti sia lieve" è infatti una lettera che il narratore dedica ad una persona amata che ha deciso di porre fine alla propria esistenza; che scaturisce dal bisogno irrinunciabile di proseguire un rapporto dal quale si è stati brutalmente esclusi, di elaborare un distacco così terribile e precoce, di riscattarsi dagli inevitabili sensi di colpa. In questo modo gli artisti salvano sé stessi dal buio, dal male, dalla banalità.
Intrisa di riferimenti letterari, la scrittura di Darkene è tuttavia originale e raffinatissima, e lascia presagire un futuro abbagliante.

Paolo Orlandelli
(regista, attore e autore teatrale, ha curato e tradotto il libro “Io e Oscar Wilde”, di Alfred Douglas)

venerdì 30 aprile 2010

ok...questa era solo una prova di inserimento immagine...
(Keith Haring @ Triennale Milano by Me)

Covent Garden Promenade

Darkene F. DiCembre per Atti Impuri, rivista di scritture a cura di SparaJurij
http://www.attimpuri.it/


Covent Garden Promenade


Questo, conserva di noi…

Un caffè con la schiuma in un fast food trendy del centro, il sorridersi complice voltando la testa e chiudendo gli occhi lentamente che tu camminavi sempre troppo veloce e io mi perdevo fra gli altri. Ma era così magnifico non sapere di avere una meta…questo, conserva di noi.

In fondo è esistito solo quello che si ricorda e allora dimentica se c’è stato dell’altro, dimentica che poi ho dimenticato come amarti, dimentica il buio e il vento e il freddo…e spariranno senza rumore dalla storia.

La mia, la tua…incrociate, sovrapposte, strappate, saltate in aria in 1000 pezzi che non si possono più trovare.

Ho terrore del dopo.

Mi sono abbandonato così tante volte da non avere più paura degli addii.

E tu indicavi un vestito rosso a fiori in una vetrina di Covent Garden dicendo “che bella il manichino” e io già lontanissimo ho finto di risponderti come in un sogno anche se la pioggia stava portando via con la notte tutti i colori del giorno che era appena stato…

E non mi aiutò pensare che fosse quasi Natale.

La luce oscura la Luna.
La notte oscura il mio Amore.
E tu oscuri ogni altra cosa.

Ho così freddo del dopo.

Ci salveremo come sempre.
Ma quando la paura avrà riconosciuto i nostri nomi proveremo a scappare e cadremo nel fango.
Io, io, io…questi mille volti che di volta in volta chiamo Io, chiamo Dio…si affollano sempre uguali, diversi, spaventati.

Tornare alla Vita, tornare alla Morte, tornare a Casa.
I sogni stipati nel trolley blu con la pancia schiacciata.
È più forte il futuro o il passato?
Chi vince nell’eterna lotta?
Una scelta deve essere definita?
Chi sono? Chi siete? Chi appartiene a chi?

Esitano le mie mani a trovare pace…mi confonde il suono regolare dell’acqua che viene dalla stanza accanto.

Ho paura dei veleni.
Delle cose che avvelenano.
In questi pezzi di storia c’è sempre un tu e un io…Ma io sono io e non ho idea di chi possa essere, invece, tu.

Guardo queste mie mani che tradiscono la mia giovinezza…che mi rivelano quale io sono, piccolo uomo senza più sogni ammissibili. Le vedo sanguinare quando saranno infilzate dai chiodi, e l’acqua che porta via il sangue dritto nelle fogne di questa Città Impossibile che tentacolando mi respinge dopo avermi con l’inganno attratto.

Guardo queste mie mani e penso a te nell’altra stanza, incastonata fra moquette e tappezzeria, antico fregio della mia vita raminga.

Ho silenzio del dopo.
Non ci saranno più significati a riempire i languidi discorsi da bar.
Ci arrampicheremo sugli specchi della nostra fragile retorica, tragicamente certi dell’inutilità di funamboliche contropeterie delle quali, improvvisamente, cominceremo a fare a meno quando avremo più fame e sete. E saranno folle di donne folli a gremire le nostre messe incolte.

(dedicated to Lisa)

venerdì 9 aprile 2010

Che la Notte ti sia Lieve - Sinossi

Che la Notte ti sia Lieve,
di Darkene F. DiCembre
Edizioni Libreria Croce

“Che la Notte ti sia Lieve” è un libro con dentro un sacco di poesia e di lacrime e di bellezza. E’ un lungo racconto triste, un romanzetto di deformazione composto da due lettere.
David scrive un breve e delirante biglietto d’addio, alla vita.
Fabiano risponde con una lettera che è un diario, lungo mesi.
“Che la notte ti sia lieve” è anche la piccola storia di una grande Storia d’amore.
È un viaggio nella mente e nel dolore di un giovane scrittore che cerca di ricominciare la sua vita dopo la perdita definitiva del suo uomo.
“Che la Notte ti sia Lieve” è anche un inno alla vita. Che nonostante qualsiasi corrente contraria va avanti con ostinazione “perché non ha pietà delle lacrime e dei sogni” e perché una qualche consolazione ci dovrà pur essere alla fine, no?