mercoledì 30 dicembre 2015

15 centimetri di distanza, il mio Buon Anno.

Uno scritto ritrovato per caso che contiene esattamente i miei buoni propositi per augurarmi, a augurare a voi, Buon Anno Che Verrà.


15 centimetri di distanza.

"La vita è una sola e ci obbliga
ad essere solo una cosa,
quella che gli altri
pensano che noi siamo"
A.Tabucchi


All'inizio è sempre e solo la tua storia.
Sei tu che ti guardi allo specchio, occhi, mento, collo, ombelico, cosce, ginocchia, piedi. E tutto sembra funzionare.
Sei tu per forza perché tu è l'unica persona che hai intorno.
Sei tu, un nome e un corpo, che racchiudono cuore, cervello, anima e uno svariato numero di organi interni.
Tu, che pettini le barbie e sfrecci in bicicletta fingendo che sia un cavallo alato, tu, che ogni tanto riesci a farti tirare fuori l'abito da sposa di mamma e ti ci immergi danzando nel pizzo, tu che nella squadra di calcetto sei "la falciatrice", un difensore durissimo, in campo e fuori, tu, che poi metti sempre e solo i pantaloni e non hai mai fatto crescere i capelli.
Fino ad un certo punto il meccanismo complesso che sei riesce a funzionare.
Fino a quando quel magma che ti agita può restare indefinito.
E poi… e poi è tutto un complicarsi degli eventi.
E poi sei ancora tu. Ma il tuo corpo è scoppiato e dissanguato.
E un dio dispettoso o la natura beffarda hanno fatto di te, e te ne accorgi come all'improvviso, qualcosa che non comprendi e che non vuoi: una femmina.
I compagni di squadra ti guardano con sospetto, perché lo sanno che non sei più una di loro, che le manate che erano simbolo dell'amicizia eterna dei bambini da oggi con te sono terra straniera e inaccessibile.
Le tue amiche si addobbano i capelli e scoprono le gambe, ma tu hai i capelli sparati all'insù e due polpacci buoni solo per falciare.
E il tempo passa.
Ora tu sei le tette di una femmina, gli scarponi di un maschio, le lacrime di  una femmina, la ragione di un maschio e cucini da vera femmina, ma non sai fare null'altro, come un maschio.
Spesso ti dicono che sei una che "c'ha le palle". E tu pensi sia vero.
Ti manca solo un pisello.
Un pisello è la distanza fra quello che sei e quello che sogni di essere. Tra l'immagine di te che si riflette nello specchio e quella riflessa nella testa.
Quanto è lungo un pisello? 15 centimetri, in media?
Sono sufficienti per separarti dal mondo?
Poi un giorno guardi tua madre, tua sorella, la tua migliore amica, intente a parlare di cose della vita con dolcezza e rabbia, che sembrano bambole di zucchero e avorio, e ti riconosci in quello scostare i capelli dal viso, nel sorriso, nei denti stretti.
Ed è allora che pensi che c'è una distanza ben più lunga di quei 15 centimetri da percorrere nella vita…

E' la distanza che separa una femmina da una Donna, e aprendo gli occhi, finalmente, allo specchio, scopri -e ti scappa un sorriso- che nonostante tutto il rutilare dei tuoi pensieri, o forse proprio grazie a questo, tu sei sulla buona strada per arrivare alla tua meta.

lunedì 21 dicembre 2015

La bambina quattrocchi e il bambino con gli occhi azzurri

Te lo ricordi il bambino con gli occhi azzurri di cui eri innamorata alle elementari?
Ti ricordi che hai passato anni a sperare in un bacino, prima che arrivasse la compagna più carina, o quella "esotica" e più grande che aveva conquistato il suo cuore.
In quinta avevate fatto una maglietta con le dediche e lui ti ha scritto "alla mia amica quattrocchi panciuta". Poi siete diventati quasi fratelli. Poi lui è diventato il tuo bullo e anche se sono passati anni e ora qualche volta vi incontrate casualmente al supermercato, tu sai bene che nel tuo cuore non lo perdonerai mai.
Ché forse è cominciato tutto lì.
Tu a passargli i compiti, a inventare mille giochi perché lui si divertisse, a scrivere dei suoi occhi...e lui a raccontarti di Giulia.
Ora gli occhiali li metti a volte per vezzo, la pancia ce l'hai ancora e ormai sei quasi convinta vada bene così, e continui a fare l'amica di uomini che ti sciorinano le loro Giulie, o i Giulii, perfino.
Ed è incredibile come, se ci pensi bene, restiamo quei bambini di 6 anni tutta la vita, mettendo in scena per sempre le stesse sceneggiature, cambiando i nomi di qualche personaggio ma quasi mai i ruoli.
Le gelosie per un segreto detto dalla tua migliore amica ad un'altra, le lacrime quando il posto da solista è andato a chi non lo meritava, un bigliettino dove avevi scritto: metti una crocetta su quello che sono per te, e ti era tornato indietro con una bella X su "amica".
Che hai combinato in questi 25 anni, bambola, se non hai nemmeno imparato a fare degli aerei capaci di volare con quei bigliettini?
Aggiungi questo fra i buoni propositi.
Abbraccia quella bambina.
E permettile di diventare grande.



sabato 19 dicembre 2015

Solo de Amor, come dice il poeta.

Sia che tu taccia, taci per amore.Sia che tu parli, parla per amore. Sia che tu corregga, correggi per amore. Sia che tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. Ama e fa ciò che vuoi.

Mi è tornata fra le mani questa poesia di Sant'Agostino che è così perfetta che ho deciso di farne il mio buon proposito per il nuovo anno.
Io che ho sempre addosso una voragine d'Amore, che sono incapace di dimostrare, forse perché a malapena lo so provare, e che sicuramente non sento, o non so vedere.
Ho una missione: tentare di riacciuffare una Vita sospesa che sembra prendere una strada che inizia a divergere in maniera preoccupante. La mia.
E proverò ad armarmi di questo sentimento così sconosciuto, che poi mi vien perfino da ridere mentre lo dico.
In fondo mancano 12 giorni al 2016, insomma, non è il tempo che mi manca.

venerdì 11 dicembre 2015

Wrecking Balls

"Quando penso al passato mi sembra sia stata la vita di un'altra persona".
Mia madre lo ripeteva spesso quando ero piccola e lasciandomi sempre stupita e anche triste. Mi sembrava una frase piena di rassegnazione, come a dire: tanto era un altro, mica io, è roba che non mi appartiene e che spio dal buco di una serratura.
Personalmente ho un rapporto abbastanza vago con il passato, il mio istinto di autoconservazione è così forte che mi spinge a dimenticare quasi tutto, e quello che è stato, le persone che lo hanno popolato, si ammucchiano in un magma indistinto che relego in qualche angolo molto buio e stretto della mia memoria.
Sono basi sulle quali è molto difficile costruire, perché ogni rapporto necessita così di rinnovamento continuo, perché non esiste mai nulla di dato, di scontato, come una sabbia mobile eterna che inghiotte tutto e raramente restituisce un pezzo.
Quindi, in fondo, come sempre, ha ragione la mamma.
Non è sicuramente roba mia, il mio passato e del resto probabilmente io non sono più quella di ieri, mai. O quasi, insomma.
Sono stata costretta a queste riflessioni perché in questi giorni si fanno gli alberi, si scrivono i menù delle feste, si comprano i regali, ed è per me tanto penoso quanto è stato felice un tempo.
Un paio di giorni fa ho visto per la prima volta quel capolavoro che è Edward Mani di Forbice e tra quei fotogrammi ho ritrovato mio padre.
E poi stamattina mi è capitata davanti una vecchia foto del nostro gatto amatissimo.
E ho pensato: cacchio...ho trent'anni e ho così tante cose alle spalle che se ne sono andate per sempre...E sono state così belle che, ne sono certa, non potranno tornare.
Per questo cerco di dimenticare tutto, così potrò accettare di perdere tutto, tanto chi se lo ricorda?
Poi allargo la mia prospettiva...
E mi rendo conto che questo strano oblio dei sentimenti non colpisce solo me.
E' un po' il male della mia poverissima generazione.
Che siamo cresciuti divertendoci così tanto, con la promessa eterna che avremmo avuto tutto e poi ci siamo accorti che correvamo veloci verso la nostra wrecking ball.
Ho ancora qualche amico che timidamente ci prova, compra una casa, fa un bambino, cerca disperatamente di costruire qualcosa che possa restare. E io li ammiro questi stakanovisti d'antan, e mi auguro dal più profondo del cuore che abbiano ragione.
Io mi accontento di accumulare piccole cose, le chiacchiere fino alle cinque del mattino, una cena preparata con amore, le coccole di una piccola gatta dal pelo ispido che gocciola quando fa le fusa, sperando di riuscire a conservarne qualcuna, come quando era Natale ed eravamo in tanti, la risata di mio padre, gli occhi belli di Achille. Che ora mi sembrano la vita di un'altra, che accipicchia se è stata fortunata.