lunedì 23 dicembre 2013

NonBuonNatale!

Trovo assolutamente inutile augurarsi Buon Natale. Auguriamoci piuttosto una Buona Vita. Perchè dovremmo passare una Natale felice e sereno e gli altri 364 giorni no?
Che poi mi guardo intorno e vedo:
- persone che si odiano costrette allo stesso tavolo che posano il coltello che tengono di solito fra i denti alla loro destra, pronti a rimboccarlo non appena il vicino di posto si distrae...
- persone che si urlano una contro l'altra quanto stressante sia andare a fare le compere di Natale, che si pestano i piedi con il carrello nelle file al supermercato...
- persone che mentre assemblano menù sempre più sofisticati già piangono i kili che prenderanno e studiano la dieta post-festività...
- kili e kili di panettoni che finiscono nella spazzatura dopo essere stati proposti e rifiutati dopo ogni pranzo e ogni cena...
-potrei andare avanti...

Se non sei credente probabilmente il Natale è la scusa che usi per variare il menù delle lamentazioni dal solito pranzo fisso fatto da lavoro e politica...e allora perché augurarti che sia buono?
Se sei credente davvero devi essere così ottimista nello sperare che quel povero bambinello abbia ancora voglia di nascere che meriteresti davvero gli auguri di Buon Natale. Ma evidentemente non ti servono, ti andrà bene comunque.

Quindi no, niente auguri di Buon Natale.
Che siate degli inguaribili ipocriti, degli spiriti semplici, degli entusiasti a qualsiasi prezzo o dei cinici romantici come me, passate il Natale che potete, e fate spallucce a chi cerca di vendervi lucine di plastica e festoni posticci...









martedì 17 dicembre 2013

Questo sono per me i tuoi occhiali...

Sono passati due anni e mezzo, precisi.  In bagno, sul mobile alto colorato di rosa, quel rosa che ti eri fatto fare apposta perché era il colore che sognavo, ci sono ancora i tuoi occhiali. Quelli spessi, con la montatura rossa. Quelli che preferivo.
Forse non tutti se ne sono accorti in casa. E in effetti stanno lì, in alto, indietro… in una posizione che se non sai che ci sono puoi anche non vederli.
Sono messi così perché quando entro nel piccolo bagno rosa, non sempre, ma alcune volte, io li scorgo…e mi prende quella fitta in mezzo alla pancia, dove immagino, nella mia personale geografia anatomica, ci sia un punto magico in cui la punta superiore dello stomaco tocca quella inferiore del cuore. E' una sensazione che si descrive male, come una scossa e anche come una coltellata, come immagino sia una coltellata, la scossa invece l'ho presa, dalle luci di Natale, e so bene come ti impasta i nervi dall'alluce alla punta dei capelli, ma è quasi piacevole.
Questo sono per me i tuoi occhiali.
Questo per me sei tu, che, maledizione, passeranno cento anni forse ancora e io sempre mi sveglierò la mattina con il bisogno irrinunciabile di dirti una cosa e darti un bacio, e vengo nella tua stanza, e trovo solo la tua gatta che mi guarda con il suo muso bambino.


giovedì 5 dicembre 2013

Che cos'è una famiglia? Storia della mia.

Post in vista del Natale...
Oggi ho voglia di parlare di famiglia.
Un tempo io facevo parte di una vasta famiglia di parenti di sangue dei quali andavo fiera...creavamo motti con il nostro cognome, disegnavamo magliette e pensavo mi fosse assolutamente chiaro cosa fosse una famiglia. A Natale soprattutto. Le feste di Natale erano uno spazio di gioia assoluta, noi e gli zii e i cugini sempre insieme...ricordo con assoluta precisione la ricerca del regalo perfetto, le mille astuzie per incartare pacchi che non tradissero il contenuto, le ore passate ad addobbare e preparare la casa, io e mia sorella tutte prese dallo stile, Mamma che esaltava ogni nostra creazione salvo lamentarsi che ci voleva più colore e più pacchianeria, diamine! è pur sempre Natale!, Papà addetto alle luci che ogni anno facevano a gare per rompersi nel momento meno opportuno...E quando arrivavano i parenti era tutto un coro di "ohhh, a casa vostra c'è sempre quest'atmosfera così bella". E poi la Messa della Vigilia, il Presepio vivente, il Cenone, e la cerimonia dello scartamento-regali. Ricordo tante di quelle risate. La casa allegramente sfatta dopo il ciclone, la montagna di carta...Nella notte inoltrata ci si ritirava a dormire, non prima di aver guardato e riguardato i regali ricevuti...E ringraziato Dio per un altro Natale.
Poi il black out.
La malattia di Papà.
Quello strano Natale in cui abbiamo riso e giocato per scacciare la morte, intimamente consapevoli che era il convitato più ingombrante del tavolo.
Ho sperato con tutta me stessa che il giorno scacciasse le tenebre.
Che se l'inevitabile doveva compiersi, e sapevo perfettamente sarebbe successo, la vita potesse esserci lieve, che la fine di quell'idillio che era la mia famiglia non significasse automaticamente la fine di tutto.
Sei mesi dopo quel Natale, con precisa puntualità, il convitato ha bussato.
Papà è volato via e con lui qualsiasi possibilità io avessi di restare bambina.
Sono passati anni. Eppure mi capita ancora di svegliarmi la mattina e non ricordare che lui non è nell'altra stanza. Fisicamente, almeno.
Dopo quella morte il castello di carte che era la mia famiglia si è completamente sgretolato.
Uno ad uno, si sono volatilizzati tutti.
Zii che erano come genitori, cugini che io chiamavo fratelli...via via, run away as fast as you can, direbbe il mio amato Kanye.
Credo che passerò una vita intera a chiedermi perché. Mi sono data alcune risposte, nessuna è stata mai abbastanza.
Il dolore fa paura. Una paura fottuta. E' più forte dell'Amore?
Non lo so.
Quello che so è che al posto di quella che per anni mi sono illusa fosse la mia famiglia, al posto di quella che GIURIDICAMENTE, in Virtù delle leggi dello Stato, è la mia famiglia, io ho trovato una manciata di persone spettacolari.
Gli Amici.
Non hanno mai lasciato la mia mano, mi hanno offerto la loro casa, la loro spalla, la loro vita.
Hanno diviso con me i problemi, i sorrisi che si riaffacciavano, questa specie di nuova vita che cerca ogni giorno, con estrema difficoltà, di essere più e non meno di quella di prima.
Non devo fare nomi.
Sapete bene che parlo di voi.
Mamma e Sfinge, le persone migliori che io conosca.
Sorelle dell'anima mia, vicepapà e vicemamma, nipotini con il telefonino o gli occhiali o le colichette.
Mi piacerebbe poter andare in un qualche tribunale e poter dire:
Eliminate per sempre questi miei consanguinei dalla mia vita, pulite il mio albero genealogico, vi prego, perché non so chi siano, se li guardo non li riconosco. E solo per educazione non sputo loro in faccia.
In cambio però scrivete a chiare lettere che questi folli, colorati personaggi sono la mia Famiglia, fate qualcosa, presto! Aggiungiamoci tutti i cognomi, protocolliamo delle dichiarazioni!
Oppure lasciamo le cose come stanno.
E stampiamoci a chiare lettere questa verità addosso, facciamo dei cartelli, appendiamoli nelle case, negli uffici:
FAMIGLIA è un concetto sul quale lo Stato, la legge e il sangue non hanno alcun potere.
FAMIGLIA è ciò che noi scegliamo di chiamare così.
FAMIGLIA è chi amiamo e chi ci ama. Davvero. Nella gioia e, soprattutto, senza dubbi, senza paura, nel dolore.



















lunedì 2 dicembre 2013

Il Santo Vero...Costruire.

Ebbene.
Rieccomi.
Pare che non faccia altro che sparire-riapparire-sparire-riapparire...
Però sto crescendo.
E questo mio piccolo blog, questa "stanza tutta per me" per citare l'amatissima Virginia, sta per diventare qualcosa di più...di più grande, di più importante.
Insieme a me, che oggi forse per la prima volta sento di avere più caro il futuro del passato.
Abbiate fiducia.
Grandi progetti stanno per essere buttati sulla piastra rovente...

E' stato un anno così strano, così difficile.
Pieno di tempi morti ed emozioni pazzesche.
Sono diventata zia di due cuccioli incredibili, ho eliminato con estremo dolore dalla mia vita tanti rami secchi, ho cambiato città, poi sono tornata indietro, ho capito che ci sono delle persone che non voglio perdere, ho incontrato un Angelo, ho preso una strada, ho trovato qualche senso...
Sono ancora grassa. A questo punto non so davvero dire se lo resterò per sempre. Cambio idea un paio di volte al giorno.

Ma di una cosa ho la certezza forse più che mai assoluta.
Sono uno scrittore.
Voglio raccontare delle storie. E dire la verità, sempre.
E non voglio che la vita mi distolga da questa dannazione.

Chiudo qui, con Manzoni, chi l'avrebbe mai detto, con questi versi che ho appena appeso al muro davanti a me...

...da la meta mai
non torcer gli occhi, conservar la mano
pura e la mente: de le umane cose
tanto sperimentar, quanto ti basti
per non curarle: non ti far mai servo:
non far tregua coi vili: il santo Vero
mai non tradir: né proferir mai verbo,
che plauda al vizio, o la virtù derida.







mercoledì 2 ottobre 2013

la mia pasta è omofoba. 2 parte

Ora capite che se la mia pasta dice: "Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono  liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri", a me la pelle ha il sacrosanto diritto di
accaponarsi... (è la parola precisa...perchè di fronte a certe cose mi gonfio di rabbia come un cappone!).
Qui il problema non è se il signor Barilla sia o meno libero di scegliere il suo target, detto che poi qual è la famiglia tradizionale esattamente? Nell'ipotesi migliore lui che cambia canale mentre lei serve al tavolo, dopo che hanno lavorato entrambi per quella storia della parità , nella peggiore lui che l'ammazza perché lei decide
 di smettere di subire. Ottimo direi, soprattutto se avviene in un Mulino.
Ma se questo fosse stato il Barilla-pensiero e lui non l'avesse espresso si sarebbe trattato solo della sua personale ipocrisia e grettezza culturale.. Detto che poi io per esempio non guardo la tv nè leggo i giornali di ipocriti e gretti..
Che se poi tu hai il diritto di essere un omofobo io ho il diritto di scegliere prodotti non prodotti da te..
Ma qui il problema è che il meschino non si accontenta di pensare certe cose.
Le deve dire.
In diretta nazionale.
Autorizzandomi a pensare che la mia pasta sia omofoba.
E di conseguenza autorizzando il mondo a pensare che il pease che rappresenta lo sia.
E quindi autorizzando chunque a pensare che sia pensabile, e magari di conseguenza prendere in giro, picchiare, ammazzare...
Perchè che motivo c'è di non rappresentare una realtà nei tuoi spot se non che tu ritieni quella realtà sbagliata?
Ma una volta non esisteva la cultura della vergogna?
Se hai un'opinione di merda e pure pericolosa, è davvero necessario che tu la esponga?
No.
Non lo è. In questo mondo incasinatissimo, pieno di paure, zeppo di razzismi...se la tua opinione non è portatrice di Amore, tienila per te.

Basterebbe anche solo questo, a volte. 

La mia pasta è omofoba, 1parte


Bonjour...
Sono indietro di parecchi post...
Trasferimento a Milano, nuovo lavoro, abbandono di Milano, nuove conoscenze, sonno atavico persistente...
E poi ho scoperto il nome del mio nipotino, litigo con tutti, ho visto morire un cane amatissimo...
Il mondo, citando il poeta, cade palesemente a pezzi.
E io cerco di stare in bilico.

beh, da qualche parte dobbiamo pur ricominciare...
Ripartiamo da un po' indietro, ripartiamo dal Signor Barilla.
Apro una piccola parentesi su quelli che si chiamano come i loro marchi, o che chiamano la loro azineda con
il loro nome, se preferite. E' una cosa che mi ha sempre colpito. Prima sei solo tu, il nome che senti a scuola,
il nome di tuo padre (quando cambierà questa legge atavica?)...Poi diventa il nome che milioni di persone
danno a qualcosa...un abito, una macchina, una pasta. IN alcuni casi diventa IL nome. 
Come questo.
Barilla è, in Italia e nel mondo, il nome della pasta.
E' questo è il motivo per cui chi amministra, e magari porta, questi nomi dovrebbe stare molto molto attento.
Quando parla non parla solo per se stesso, parla per una categoria, parla per un'ideaplatonica...
Quindi io, povero e ignaro consumatore medio di pasta, mi sento autorizzato a pensare che le parole che
 escono dalla bocca di uno che si chiama Guido Barilla siano il pensiero e le parole della mia pasta, orgoglio

italiano nel mondo, e del mio Mulino, sorpresine comprese...

mercoledì 18 settembre 2013

Vogue Fashion Fuck.

Fiera del capello stirato, dei tacchi che cominci a lamentarti prima di metterli e quanto sei 
scomoda sarà l'argomento unico di tutta la serata, delle checche con le borsette di pelle 
borchiate, delle labbra rifatte, delle veline che sono le vere dive e dj Francesco l'anima della
festa...iper fotografati esempi della pochezza contemporanea...questa è la notte della moda
milanese, il biglietto da visita di tutta la tristezza di un mondo che non è più in grado 
nemmeno di fingersi se stesso. 
E io me ne sto qui. Senza trucco e con le scarpe di Decathlon. 

Vago in mezzo a voi come un esploratore stanco.
In fondo ogni artista passa il suo periodo buio.
Il mio è questo. 
Perduta fra le sirene di un mondo che non è all'altezza del Sogno.
Perché quello che io amo della Moda, l'Arte del bello per eccellenza, la Musa capace di anticipare e raccontare il mondo, lo splendore del tessuto che, attraverso il genio folle e la sapienza artigiana, prende forma intorno al corpo, la favola bella che ci innamora e fa sgranare gli occhi sulle copertine patinate, tutta questa meraviglia non esiste.
Non qui, non ora.
Ora è soltanto questo conciliabolo di trucco da baraccone, discount di silicone, bugie e sogni sintetici pret a porter...






mercoledì 7 agosto 2013

"Eros, Polemos" --- Un piccolo regalo inedito.


La battaglia io la stavo guardando non più con aria distaccata e odio, no.
Io ora guardavo quello scempio con il cuore scaldato da un brivido.
Là, fra il rosso del sangue e il nero della morte, ora stava, bellissimo, colui che io amavo più d’ogni altra cosa al mondo…Più di mia madre, che era una dea, più della gloria, che era il mio destino, più della guerra, che era la mia vita.
L'amato mio bene era partito con tutto il suo furore.
Perché i giovani chiudono a doppia mandata occhi e ragione quando li prende il furore.
Era andato in mezzo a chi lo odiava con armi bellissime, rabbia feroce e saggezza alcuna.
Forse per questo più di tutto lo amavo.
Per i suoi capelli di miele, sì. Per la sua carne chiara. Ma anche, e di più, forse, per quella sua impazienza, quel palpito di follia.
Era un ragazzo il mio bambino e si credeva un uomo.
Quando lo stringevo a me, il suo cuore contro il mio cuore, i suoi sogni mischiati ai miei sogni, le nostre mani intrecciate, i capelli confusi, io sentivo tutta la nostra forza, il nostro amore grande,  splendente… che mai capriccio degli dei avrebbe potuto porvi fine.
La battaglia io la guardavo.
E nella battaglia stava ciò che di più bello avevo al mondo. E un brivido mi percorreva la carne.
Dalla mia posizione lontana, vicino alle navi, vedevo colori confusi, schizzi improvvisi, bagliori di armi…
E sentivo. Grida, pianti, le punte delle lance battere sulle corazze invincibili…
Ma tra mille urla io cercavo la sua voce, e tra mille rumori quello della sua spada, la mia, in realtà, che io stesso gli avevo affidato perché si fingesse me.
Me lo aveva chiesto nel pianto, come un bimbo.
“Ti prego, mio Amore. Dammi le tue armi, dammi i tuoi cavalli, dammi il tuo esercito…E io ti giuro che non combatterò, che sarò attento, che cerchèrò solo di spaventare il nemico”
“Giuramelo davvero, giuralo ancora, giura che non combatterai, che sarai attento, che cercherai solo di spaventare il nemico e io ti darò le mie armi, i miei cavalli, il mio esercito”
…così gli dissi perché tanto non lo potevo più tenere, la guerra voleva, lui che della guerra conosceva poco più che i racconti.
Gli diedi le mie armi, e i miei cavalli e il mio esercito perché era l’unico tentativo che avevo  per salvarlo.
Ma ora…
Troppo tempo era passato dall’inizio della lotta.
E nessuno dei nostri ancora tornava.
Parlare di presentimenti, no, non mi sembra sincero. Ma di un profondo malessere che ormai non riuscivo a domare, sì, di questo posso dire.
Guardavo la battaglia dalla mia lontana posizione, la guardavo e rabbrividivo al pensiero del mio amore là, perso in mezzo alla bufera.
E poi…Vidi qualcuno corrermi incontro, furiosamente, in mezzo alle pietre di quella spiaggia odiosa.
Non riconobbi il suo volto, solo notai che era senza armi e che sembrava preso da un impeto sublime.
Correva e sollevava polvere e correva.
Mi fu davanti.
Allora capii chi era. Un ragazzo bellissimo che era con me da quando era un bambino, figlio di un vecchio saggio che mi voleva bene.
Mi fu davanti.
Vidi il suo viso che sembrava sciogliersi con le lacrime.
E provai pena pensando a quanti amici doveva avere perso in quel giorno di guerra e in tutti quelli prima, in quella giostra folle che ad ogni colpo di lancia sembrava andare più veloce.
E non pensai subito che era venuto ad annunciarmi la morte del suo amico più caro, il ragazzo che io più di ogni altra cosa al mondo amavo.
“E’ morto”, mi disse…ché tanto altre parole non sarebbero servite…”E’ morto”.
Tutto, all’improvviso, mi abbandonò.
La forza fuggì dalle mie vene, la voce mi si spense in gola e il mio corpo non resistette più.
Caddi a terra, come morto, ma molto più che morto.
Caddi a terra, io, l’Eroe.
E il ragazzo mi disse di alzarmi, di andare…perché i nemici stavano straziando il purissimo corpo del mio Amore.
Alzarmi…andare…
E con quale forza, voce, corpo?
Io che non ero più né forza, né voce, né corpo.
Volevo confondermi con la terra e le pietre. I miei capelli impastati con la spiaggia e le mie nobili vesti putride, perché di sangue erano le mie lacrime.
Uccidermi.
A questo solo pensavo. Ché tanto ormai ero già morto e quasi sepolto tra la sabbia nemica.
Uccidermi.
Ma non sentivo la forza nemmeno per cogliere un pugnale e conficcarlo nelle mie viscere, laddove ancora più forte ora bruciava l’amore per il mio Amore.
Un pugnale, agognavo, un pugnale che potesse darmi sollievo come l'acqua in un mezzogiorno di agosto, un pugnale che suggellasse la mia morte.
Allungai un braccio.
E invece del freddo della bella lama trovai la calda carne del ragazzo, che era un bambino quando lo conobbi.
La sua mano strinse la mia mano…forte…come se la nostra pelle poro a poro potesse trasmettersi forza.
Lentamente, mi alzai.
E andammo così.
Io, l’eroe, con la tunica insanguinata e lui, il ragazzo, con la pelle bianchissima, mano nella mano.
Ci avvicinammo , salimmo su una collina.

E dalla collina io ho guardato ancora la battaglia.
E ho visto uomini simili a leoni strapparsi la carne di dosso.
Ho visto uomini simili a vermi strisciare chiedendo pietà.
Ho visto uomini simili ad avvoltoi incombere sul corpo che io per tante notti avevo stretto fra le braccia.
E ho dimenticato il Re che odiavo, ho dimenticato la mia schiava rubata e le offese…
E ho urlato.
Più forte.
Ho urlato.
E mille e mille volti ho visto alzarsi verso la collina, i volti dei leoni uguali a quelli dei vermi come a quelli dei rapaci…i volti degli uomini.
E il mio nome terribile che significa guerra io l’ ho visto formarsi sulle loro bocche.
E gli avvoltoi, vili più di tutti gli altri uccelli perché si cibano di ciò che altri hanno ucciso, io li ho visti scappare.
E poi un silenzio che è così lontano dalla guerra è sceso sul campo seminato di morte.
E il mio amore senza vita è tornato alle nostre tende.
Come un bambino rapito dal sonno portato tra le braccia, io lo vidi. Ma non erano le dolci mani di madre a cingerlo, ma quelle callose e piene di morte di un vecchio generale.
Una notte e un'altra e un'altra ancora sono rimasto ancora con lui.
Notti di pianto e di veglia, di baci sui capelli di miele, carezze alla sua carne chiara.
Poi sono andato.
Perché la guerra era la mia vita.
Io, Achille glorioso, nel nome del mio Amore.

                                                                             
                                                                             (Darkene Fabiana DiCembre)

martedì 25 giugno 2013

E' l'inchiostro aggrappato a questo foglio di carta...*

Ci sono.
Ho ritrovato la penna che avevo perso da un paio d'anni.
Ho ritrovato quel sentire forte che faceva di me uno scrittore.
Sono stata così vicina al buttare tutto all'aria...per un lungo tempo ho creduto che fosse finita, che l'artista se ne fosse andato.
Ora non so dire per certo se ne nascerà qualcosa.
Se riprenderò in mano Velvet Golgotha e sapremo finalmente che ne sarà del mio Sebastian.
Se avrò voglia di piangere e ridere ancora e più forte, per lui e con lui.
Per ora ci sono solo un paio di racconti pro-concorsi, uno tristemente rifiutato dalla giuria di Vanity Fair**, è la prima volta che mi accade, e uno rifiutato dal server che me lo ha sputato indietro a deadline passata...
La mia sottile inclinazione coelhana ha cercato di vendermeli come presagi...ma ho deciso di fare spallucce e godermi invece la mia rinata voglia di scrivere.

Stay tuned.



* E' non è è una canzone di Niccolò Fabi

** Che poi ne ho letti alcuni dei racconti selezionati...NOn è per sputare sempre sulla Hoden, però...magari ne riparliamo.

martedì 28 maggio 2013

Un Cuore Matto che ti vuole bene...

E mi ricordo che ripetevamo: "Mamma...cantala ancora!".
"Dai Zia, ti prego...Cuore Matto!"
Sono passati anni da quando si correva sulla spiaggia.
Che eravamo tutti piccoli e le bici erano destrieri indomabili.
Papà è andato via e ha spento la luce.
E con lui è fuggito quasi tutto il giardino.
Noi però da qui cantiamo ancora le canzoni, anche se tanti compagni di coro hanno abbandonato.
Da ieri un altro dei miei eroi di bambina è passato a giocare con gli angeli.
E io ho notato una lacrima di mamma guardando il telegiornale.
Mentre scrivo sento la voce del piccolo eroe dalla cucina, che se ne va e porta con sè un altro piccolo pezzo del mio passato che ogni giorno nuovo è sempre più terra straniera...

Riderà, che bell'augurio...
Riderò. Però è un verbo al futuro.


lunedì 20 maggio 2013

Il Grande Gatsby, bellino senz'anima.




Aspettavo l'uscita del Grande Gatsby con esaltata trepidazione.

I trailer stuzzicavano il palato, il cast era di quelli da cui ti aspetti meraviglie, e le musiche...
E poi Gatsby! L'America! Gli anni '20!
Insomma...
Sapevo che il fim era stato girato e che attendeva paziente di essere svelato al mondo ormai da qualche anno, probabilmente nell'attesa di meno concorrenza, del momento migliore, di più soldi per renderlo leggendario and so on.
E poi finalmente. Cannes, le copertine, il gran circo ha inizio.
La prima ora e mezzo passa e io mi trovo a sperare che ci sia un fine primo tempo...
Arriva.
Io e le mie girls ci guardiamo.
"No...non è un brutto film"
Cominciamo male.
"Diciamo che forse, se non avessimo già visto Romeo+Juliet e Moulin Rouge, ci stupirebbe di più"
"No ma...percarità, la regia delle scene d'insieme è ben fatta"...
Poi il film ricomincia, e va ancora peggiorando. Si aggiunge anche un po' di noia, il didascalismo diventa a tratti insopportabile.
Qual è il problema?

Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann mette in scena tutto il dramma contenuto nella sostanziale differenza fra un'Artista e un artigiano.
L'Artista può fare un film, una trasposizione, un quadro, un balletto o una maglietta. Cambia la forma, ma non la sostanza. La sostanza è la sua visione. Un artista è un uomo di visione che ha urgenza di comunicare. La sua arte punta all'infinito e parla per sempre.
Un artigiano è uno che sa fare il suo mestiere con precisione e professionalità. Con una precisione e professionalità, oserei dire, che un artista a volte nemmeno immagina. Solo che quello che un artigiano fa è esattamente quello che vedi. Non c'è nulla di più. La sua bravura si esaurisce nella bellezza e perfezione dell'oggetto che ha creato.

Questa è la tragedia sottesa al film.
Se gratti, sotto i lustrini, l'oro e l'argento delle sfavilanti scene di festa, se scosti le tende che si muovono danzando nelle location da brivido, se guardi le donne sotto il trucco pesante...non trovi nulla. Nulla.
Non trovi nè il passato, perchè Luhrmann non è regista colto, non infarcisce il suo mondo di altri e tanti mondi, nè il futuro, perchè la sua arte, mancando di solide radici, non si staglia verso l'alto.
Il Film finisce insieme ai titoli di coda.

Insomma...
Che cacchio hai fatto Baz?
Hai preso un capolavoro e ne hai fatto un teatrino per palati da supereroi.
Avevi milioni di soldi (105, pare), un attore eccezionale (solo Leo, gli altri mestierano e la Mulligan si salva solo perchè quello è esattamente il suo personaggio), una storia praticamente perfetta...
E cosa ci hai restituito?
Un colorato varietà inscenato da un teatro d'ombre.

Percarità, DiCaprio meriterebbe un Oscar...è superiore al film ogni minuto e lo regge sulle spalle correndo sull'abisso.
E poi ci sono gli abiti di Prada.
E la colonna sonora è puro genio.

Detto questo...
Odio guardare un film e pensare costantemente: se solo lo avesse fatto un altro.

A parte tutto, Baz. Sai cosa non ti perdono? Hai mancato di visione e questo è il peggior tradimento che potessi fare a Jay Gatsby.



venerdì 17 maggio 2013

Oggi 17 maggio



E così ci siamo.
Oggi, 17 Maggio, celebriamoa la giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia.
Quindi è una data che mi sta pazzescamente a cuore, come saprete.

Vorrei scrivere poche righe, per evitare di caricare di emotività e magari retorica il tutto.

Vorrei dedicare, dal profondo dell'anima mia, questa giornata a tutte quelle persone che ancora sento dire:
Ma quale discriminazione? Nel 2013 i pregiudizi in quel senso non esistono!
o
Per me un gay può fare quello che vuole...lontano da me. Senza mettersi troppo in mostra.
o
Basta che non sia mio figlio
o
Io non ho pregiudizi...per me si possono anche sposare...Un bambino però no!

E poi a tutti quelli che pensano che i sessi siano due. E che siano legati a qualcosa che hai in mezzo alle gambe.

A chi pensa che la somma dei diritti dia un numero negativo.
E che la libertà degli altri limiti la sua.

Ma soprattutto, io mi sento di dedicare questo giorno ai miei "fratelli in Cristo". A tutti quelli che, come me, si sentono figli di Dio.
Aprite gli occhi e usateli per leggere il Vangelo.
"Ama il prossimo tuo", c'è scritto.
AMA.
E se devi dire una cacchiata, fai silenzio.


Buon 17 maggio!


P.S.
La foto di sopra è la bellisisma campagna (di origine anglosassone) di Arcigay...
Visitate la pagina internet http://noomofobia.it/  
e facebook https://www.facebook.com/NoOmofobia.
CONDIVIDETE!
E comprate la maglietta con lo slogan!!!

E' la nostra battaglia contro l'ignoranza e la stupidità!

giovedì 16 maggio 2013

INTERVISTA!


Il tema è ancora caldo caldo..."Fabiana non in linea".
Martedì 14 la, lei sì, bellissima, Selvaggia Lucarelli dopo essere passata sul blog mi ha chiamata per un'intervista radiofonica...
Ve la beccate qui sotto, minuto 51, dopo il pezzo di Martin Solveig che mi fa pure simpatia!

ASCOLTA L'INTERVISTA!

Ovviamente, siccome non riesco a stere in linea nemmeno al telefono, alla fine dell'intervista la conversazione si interrompe!

Grazie a Selvaggia, grazie a Fabio, Grazie radio M2o!

martedì 14 maggio 2013

IO

Mi sono diplomata con il massimo dei voti.
Laureata in lettere con dignità di stampa, applausi e le lacrime di mostri sacri dell'Università di Torino.
Ho frequentato un costosissimo master in una scuola di moda prestigiosa, dalla quale mi sento ripetere ogni giorno "tu puoi fare quello che vuoi".
Ho pubblicato un romanzo a 20 anni.
Tenuto a bada e insegnato a parlare italiano a decine di migranti che avevano il doppio dei miei anni e che mi dicevano "io vengo a scuola solo quando ci sei tu".
Siete tantissimi su questo piccolo blog. E spesso mi dite che vi emoziono.
E allora non sarò proprio un'idiota.
Dio mi ha dato un talento, e non sempre lo metto in pratica.

Però...
Però sono fatta così...




Eppure dietro questa donnetta bassa, tettona, grassona, piedi tozzi e poco collo c'è il lavoro di mezza vita.
Un lunghissimo e doloroso percorso di accettazione.
Donna. In quasi nulla simile alle altre donne. E per giunta innamorata del più vago dei mondi. Quello della moda.

Fuck All.




Una triste storia molto italiana...

Oggi vi racconto una triste storia molto italiana.
Mi permetto di definirla italiana inanzitutto perchè i due protagonisti sono molto italiani e poi perchè fatemi pensare che storie così si sentano solo a queste latitudini.
I protagonisti siamo Io e una famosissima azienda del made in Italy.
Fingiamo di non fare nomi.
L'azienda ti chiama per un colloquio. 800 km a spese tue, as always.
Qualcuno ti aveva già avvertito in anticipo "non hanno preso gente perchè aveva orecchini ingombranti". E allora tu diligentemente copri i tatuaggi, metti la divisa nera, scarpe nere...togli perfino i leggins in un boschetto, non si sa mai...
Dopo più di un'ora di attesa vieni ammessa al colloquio.
L'azienda, lo diciamo?, non è proprio il posto che ti aspettavi...squallida negli arredamenti, con i poster dei foulard (immaginate qualcosa di più triste?), appesi alle pareti...
Ah...ma qua si vendono più solide realtà che vani sogni, miei cari.
Il colloquio?
Perfetto.
La manager delle risorse  umane ti interrompe per farti mille complimenti: "Posso dirle che nella mia carriera ho raramente trovato persone con la sua proprietà di linguaggio?".
Passano le settimane.
Silenzio.
Mandi una timida mail alla quale viene risposto "stiamo valutando profili con maggiore esperienza", che is the new "vai a cagare giovinetto bastardo"...
Poi chiami la scuola, che ha segnalato il tuo curriculum all'azienda, solleciti da loro la telefonata rivelatrice...
"La ragazza ha un curriculum di tutto rispetto, competenze ok, un profilo di alto livello, il feedback è più che positivo...MA...La sua immagine non corrisponde a quella dell'azienda".

Dunque...
A parte che: abbi almeno il coraggio di dirmelo in faccia.
E poi esattamente cosa vuole dire?

Ma poi davvero stiamo ancora a parlare di femminincidio, Ruby e parità di diritti in questo paese?
Una vita di umiliazioni subite per via di quei kili di troppo e quell'aspetto che non rientra in nessun canone non è abbastanza?
E' necessario anche sfotterti dicendo che hai intelligenza e competenze...se solo madre natura fosse stata un cicinin più generosa con te...

Non vado oltre.
Credo che tutta la questione si commenti da sè.
Una volta in più mi viene solo da pensare, nei panni di un genitore o di un insegnante, con quale cuore invito mio figlio a passare anni sui libri? Con quale credibilità spiego che "il sapere e laconoscenza sono la vera forza"?

Forse alla lunga l'avremo vinta noi.
E' solo che quaesta lunga sembra non arrivare mai.









martedì 7 maggio 2013

The Met Ball 2013: DOWN


1. Il fuori tema
Personalmente amo le feste a tema. Tutti i miei eventi ne hanno uno.
sapete qual è la cosa che odio di più delle feste a tema? L'invitato che ti chiede: ma il tema è vincolante?
Ora, pezzo di cretino...sì. Metterò delle bodyguards alla porta e non farò entrare i fuori tema.
Bene. Non l'ho mai fatto. Ma le mie feste non hanno la copertura mediatica del Met Ball, per ora. Quindi sì. Lì avrebbero dovuto prendere un energumeno e cacciare fuori a calci chi andava fuori tema.
Quindi tutti, praticamente.
Io continuo a chiedermi: fior di stylist e parrucchieri, stilisti, estetisti: che vi manca? Forse il coraggio. Forse la personalità.
Nel complesso al Met Ball si è visto quello che si era visto sulle passerelle delle ultime sfilate...noia, noia, noia.

Se questo è punk...

 Linda Evangelista in Marchesa

 Gwyneth Paltrow in Valentino


The best: Jennifer Lawrence in Dior 
(e vi risparmio la faccia di Raf Simons sottobraccio a lei...più anonimi di due piccioni in Piazza San Marco)

2.William Norwich, inviato di Vogue
Intervista Nostra Signora del Punk Vivienne Westwood, lei mostra la foto di Bradley Manning, personaggio scomodissimo completamente impantanato dentro Wikileaks, e dice che il punk ora come allora è legato alla giustizia e all'idea di poter creare un mondo migliore e che fa Mr. Norwich? Le toglie il microfono e chiude il collegamento!
Nossignore. Brutto brutto gesto...

3. Avevo una cosa nell'armadio
Ragazze...state andando al Met Ball!
A proposito della noia di prima ci sono una serie di personaggi che battono tutti...quelli che si mettono una cosina a caso:

Emma Roberts in Diane Von Furstenberg

Emma Roberts in Diane Von Furstenberg


4- Le assenze

Ieri pomeriggio per New York girava un signore che oltre ad essere il punk per eccellenza è anche il più grande couturier vivente. Uno che ci ha spiegato con precisione quello che si diceva prima: ovvero che la moda è travestimento e travestirsi è arte e ribellione insieme.
(Non a caso la mostra del MET attinge dalla sua arte a piene mani).
Però nel gran circo della Moda lui è ancora indesiderato. "Un passo per volta, è quelle scale sono fottutamente lunghe" ha detto mirabilmente la sua PR.
Però quanto ci manchi cacchio...

Se non è punk questo!

(Tra le assenze metto anche Rhianna e Lady Gaga...ne avremmo viste delle belle...)


5- Le Dolce and Gabbana's
Ho amato l'ultima collezione donna dei due signori follemente...l'oro,le corone...perfetto.
Solo che nel complesso, viste tutte insieme, le signore che hanno attinto a piene mani da tale collezione facevano l'effetto di un esercito di madonnare un po' cheap...
Giovanna Battaglia

 Katy Perry

Thabitha Simmons



FUORI CLASSIFICA

Anne Wintour

Signora mia...stiamo proprio invecchiando. Quelle braccia non si possono vedere. E con buona pace sia di Andy Warhol che forse avrebbe apprezzato, sia del suo clone Karlotto Lagerfeld che ha creato il vestito, lo straccetto che ha addosso fa sembrare Kim Kardashian elegante. Mi ricorda uno di quei grembiuli coprivestito che usano le donne di altri tempi, qui dalle mie parti, anniluce da Nuova York.
Però, però...lei è un genio, è coLei che dà e toglie, la dea-ex-machina del carrozzone...e come tale merita, per sempre, il nostro omaggio.

The Met Ball 2013: UP...


1. Il Tema
Punk: Chaos To Couture
Roba che scotta! Il punk è stato un movimento di cui la moda si è innamorata pazzamente, anche perché diciamolo, alcuni dei geniacci inglesi che più le rendono onore, vengono da lì.
La moda è punk per eccellenza o almeno dovrebbe esserlo nelle sue accezioni più artistiche. Il tema e la sua spiegazione, dal chaos alla couture sono un colpo di genio perchè vanno a "sfidare" la moda un po' mainstream chiedendole di diventare arte, di plasmare la materia, l'energia informe e restituirla in arte.



2. Riccardo Tisci
Ormai splende come il sole ad est...
Non a caso il potente blog che state leggendo aveva a lui dedicato un post speciale qualche dì fa.
Tisci è davvero entrato nel gotha dei creatori di moda. Capisci che è successo quando si comincia ad apporre il tuo nome a quello della maison per cui lavori...fateci caso ormai è tutto un "Givenchy by Riccardo Tisci".
E poi non solo era il gran padrone di casa del Ball di ieri ma ha vestito quasi tutti, e tutti quelli che contano, soprattutto.
Ricky we love you, anche se sembri un idraulico gay degli anni '80 che non ha ancora fatto coming out.

Tisci con Rooney "Morticia" Mara, sua degna co-host, in Givenchy by Tisci

3- Beyoncè e Madonna

DIVE.
Non ci sono altre definizioni possibili.
Bey vola... è la donna del momento. Incriticabile. Un po' perchè lo è davvero, un po' perchè la dipingono così. Ormai o la ami o non hai un cuore, due occhi, un cervello...
Ce la teniamo così.
Punk o meno è la regina leonessa e fa quel che vuole.

E Madonna? Il suo trono è incrollabile. Tu ti aspetti che non abbia più nulla da dire e lei si presenta, dopo la diva del momento, vestita da punk che più punk la vedo dura e svetta sempre perchè le sa tutte e basta.



Beyoncè e Madonna in Givenchy bi Tisci

4- La vendetta di Mr.T

E così quest'anno al Met ci sarà anche la fidanzata sovraesposta dell'ex amore che non osa dire il suo nome del nostro buon suddetto stilista...
E allora sai che c'è?
La veste lui. Grande onore. Sì. Ma da tappezzeria. 
(L'amato ben in compenso è impeccabile)



Kim Kardashian e Kanye West in Givenchy by Tisci

5- La cresta di SJP
Ma solo nella mia testa Punk fa rima con cresta?

Ok sarà banale...

Però...
Applausi a Sarah Jessica Parker e alla sua cresta by Philip Treacy!
E mica si diventa delle icone per caso...


Met Ball 2013, Una Premessa...


Ieri notte ho fatto le ore assai piccole per poter assistere in diretta al red carpet del Met Ball.
Volete sapere perchèho perduto la vista dietro ad uno streaming di bassa qualità (colpa della mia connessione), perchè mi sono sorbita le domande idiote dei cronisti e le risposte anche peggiori delle star e Giancarlo Giammetti che passava davanti alle videocamere manco fosse Paolini?
Solo ed esclusivamente per un motivo.
Volevo sapere in presa diretta come le nostre beneamate star si sarebbero conciate per quello che, altro che Oscar o sfilate parigine, è l'Evento per eccellenza del nostro sfavillante fashion world...
Il party che Sua Altezza reale Serenissima Anne Wintour organizza per celebrare ogni anno l'apertura della mostra evento che il MET di NY dedica alla moda.
Una roba poco spiegabile in un paese chiamato Italia dove si dice a Valentino che non si è interessati ad allestire il suo museo, si storce il naso quando si parla della candidatura di tal Giorgio Armani a senatore a vita e la maggior parte della popolazione non sa che in momenti di estrema difficoltà economica come questo la moda è stata ed è la nostra scialuppa di salvataggio...Un paese che non ama, non conosce e non celebra i suoi miti, cosa che certo non si può dire degli States,
Ma vabeh, è un discorso che riaffronterò.
Comunque il Met Ball è una figata pazzesca, per dirlo chiaramente.
I pezzi grossi ci vanno e se ne fregano, le starlette si strappano i vestiti l'una dall'altra e gli stilisti perdono il sonno per vestire la diva più diva di turno.
E poi il tema della mostra darà il via ad una sciarada di considerazioni varie ed eventuali e non c'è dubbio che prima o poi toccherà in qualche modo la tua vita...
Sto esagerando?
E' la moda, bellezza.
Detto ciò, ho dunque fatto le ore piccole perchè volevo vedere gli abiti e farmene un'opinione prima di essere sommersa dai commenti di mezzo mondo...
Troverete nel prossimo post (forse saranno più d'uno) le simpatiche impressioni mie, che per ora al Met Ball non vengo invitata, cosa che mir ende ovviamente ancora più acida nei confronti delle divette straccione...



lunedì 6 maggio 2013

Questionario di Proust...



E' un periodo di lunghi ed estenuanti, colloqui di lavoro.
Le domande che mi vengono fatte sono sempre le stesse... 
Chi sei?  COme ti vedi da qui a 1000 anni? Cosa puoi dare all'azienda?

Un sereno sorriso...ebbeccatevi 'sto Proust.

 
1-Il tratto principale del mio carattere

Il bisogno di essere amato, e, più precisamente, il bisogno di essere vezzeggiato e viziato ben più che di essere ammirato

2- La qualità che desidero in un uomo.

Qualche tratto di fascino femminile

3- La qualità che preferisco in una donna.

Una sincera femminilità.

4- Quel che apprezzo di più nei miei amici.

La sincerità e la lealtà.

5- Il mio principale difetto.

Non saper, non poter "volere"

6- La mia occupazione preferita.

Bumbureggiare

7- Il mio sogno di felicità.

La libertà.

8- Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia:

Perdere ancora.

9- Quel che vorrei essere.

Acclamata.

10- Il paese dove vorrei vivere.

Sparpagliata nel mondo.

11- Il colore che preferisco.

Comunque il nero.

12- Il fiore che amo.

La rosa.

13- L'uccello che preferisco.

Le farfalle

14-I miei autori preferiti in prosa.

Sempre Isherwood e Tondelli

15- I miei poeti preferiti.

Rimbaud, Wilde, Merini

16- I miei eroi nella finzione.

Dorian Gray

17- Le mie eroine preferite nella finzione.

Rossella O'Hara

18- I miei compositori preferiti.

George Michael e Michael Stipe

19- I miei pittori preferiti.

Caravaggio, Haring, Basquiat

20- I miei eroi nella vita reale.

Mio Padre.

21- Le mie eroine nella storia.

Marina Abramivic e Patti Smith

22- I miei nomi preferiti.

Dorian, MariaCaterina

23- Quel che detesto più di tutto.

Le bugie

24- I personaggi storici che disprezzo di più.

I cattivi

25- L'impresa militare che ammiro di più.

La conquista di Troia

26- La riforma che apprezzo di più.

Apprezzo le riforme sociali che rendono agli uomini la libertà, di sposarsi, di morire, di fare o adottare bambini, di chiamarsi come vogliono, di non limitare il proprio sesso alla biologia…
  
27- Il dono di natura che vorrei avere.

La Bellezza

28- Come vorrei morire.

Insieme alla mia famiglia

29- Stato attuale del mio animo.

Malditesta

30- Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.

Quelle dei geni.

31- Il mio motto.

Amico con tutti, fedele con nessuno.

lunedì 29 aprile 2013

So Proud, So Me, So Men, So Tisci...

C'è una parola che amo molto e uso spesso.
Orgoglio.
Di solito sta ai primi posti nell'elenco sei miei difetti, se chiedi di me. Lo diceva anche mio padre.
Però orgoglio per me è una un concetto dal significato altissimo.
Significa "stare in contatto con se stessi", portarsi scritto addosso passato-presente-sogni, essere Me-Me-Me in ogni mio gesto. E poi rispetto, anche.
Io porto il mio orgoglio nei miei gesti carnevaleschi, in quell'essere un po' cagacazzo, nella bigiotteria vistosa, nei miei abiti neri, nella pelle che si androgenizza, nelle persone che spariscono dalla mia vita e in quelle che si materializzano, negli occhi, soprattutto. Eccetera, eccetera, eccetera.
E poi c'è l'Arte.
Che è vera solo se diventa lo stendardo del proprio orgoglio.
Bene. Quando io vedo Riccardo Tisci, la sua faccia, la sua arte... penso alla mia idea di orgoglio.
E forse sarà anche perchè parla la mia lingua, sarà per quelle Madonne affrante, i tatuaggi dei suoi uomini, la pelle delle gonne, il rifiuto della gabbia dei generi, sarà che combattiamo le stesse battaglie, che i suoi amici sono persone a cui stringerei volentieri la mano, sarà quel nero così vero, o  l'anima un po' barocca...sarà quel che sarà, ma io ti devo un pezzo di cuore Mr.Tisci.

Stavamo ferme davanti ad una grande foto di Karl Lagerfeld contemplando gli occhi di Tisci quando Ambra mi ha detto: le vedi le radici?
E come no.
Quanta Puglia, quanta terra e insieme quanta strada, quanto mondo.
Quando fra mille milioni di anni i mitici marziani troveranno un abito, o una foto di una campagna, o una qualsiasi cosa di Givenchy by Riccardo Tisci sapranno tutto di noi.
Sapranno il meglio.
Sapranno che il mare ti resta appiccicato alla pelle, sapranno che abbiamo provato molto dolore e che per questo siamo diventati di roccia. Che abbiamo combattuto infinite battaglie contro la nostra stessa paura, e che non sempre le abbiamo vinte. Sapranno che abbiamo costruito "infinite cose deliziose" e che ne abbiamo distrutte, con lo stesso ardore, almeno altrettante.
Sapranno questo e molto altro.
Sapranno cosa davvero sia un uomo e quale enorme e meraviglioso sentimento sia l'Orgoglio.

Esagero?
E allora voi date un'occhiata a questo, come se foste quei marziani però...

Givenchy for Barneys



venerdì 5 aprile 2013

E riderò perchè quel giorno tutti ridono...

A te, Piccolo Grande Pagliaccio...

Ti ho incontrata nascosta dentro una pancia che ero soltanto un piccolo diavoletto con il caschetto nero.
Che a malapena stavi seduta tra i cuscini del divano.
Una valigetta piena di pentolini nel cortile della Tere.
A chiedere caramelle in cambio di canzoni stonate.
E le feste di compleanno, quando bastava immergere la testa per pescare un limone.
Quelle estati senza fine che era tutto un Risiko su e giù per le nostre colline.
A tirare dadi per indovinare il futuro.
"Come farò...sola così" ci urlavamo sotto un lampione.
Ho dormito sul tuo divano quella notte che il fuoco si stava portando via tutto.
E mangiato quante volte al tuo tavolo, la purea, la pizza e il pesce spada.
E poi le Barbie e le sfilate, i lego e la spesa della scuola..
Abbiamo avuto un sacco di risate e molte meno lacrime.

Io, Te, Bimbi.
In una foto facciamo le linguacce...in un altra tu porti un bianco saio, io i miei brutti occhiali e la piccola ha un coniglietto in braccio.

Domani ti sposi.
Avremo tante altre foto da fare, una vita di montegne russe lì ad attenderci.
Tu ridi sempre Pagliaccio, ascolta solo chi ti ama e sii felice.

Perchè dentro gli occhi noi saremo noi per sempre...Kimbo, Lavazza e Caffè.
In una parola: Sorelle.